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NOTE ARALDICHE E STORICHE SULLO STEMMA (ARME) DI CESENA PREMESSA È risaputo che il nero e il bianco dello stemma di Cesena rappresentino la pacificazione tra Ghibellini e Guelfi, così come il capo dAngiò stia ad indicare lappartenenza guelfa. Meno nota, probabilmente, è la verità che, ad esempio, la dentellatura abbia origini malatestiane. Ma soprattutto competenza di pochi è il fatto che il nero e largento (in araldica, bianco è argento) costituiscano i colori che contraddistinguono Cesena fin dal 1300 e letà malatestiana, che pur vide il trionfo dei colori dei Signori (in principal modo, rosso, verde e bianco-argento), li vide mantenere la loro attribuzione di colori della città, e così fino ai gironi nostri. Ma qual è lorigine storica dei due colori? E quale quella delle altre parti che compongono lo stemma di Cesena? DESCRIZIONE DELLO STEMMA Una corretta blasonatura araldica dello stemma di Cesena potrebbe essere: "troncato di nero e dargento, alla bordura indentata dargento e di nero; al capo dAngiò". La forma dello scudo è sannitica, sormontato da corona murale turrita, mentre detto "capo dAngiò" è costituito da lambello (tipo di rastrello) a quattro denti, in rosso, e tre gigli dorati di Francia (in araldica, fiordalisi), il tutto in campo azzurro. La dentellatura è a triangoli alternati e commessi, neri quelli nascenti dal campo bianco e viceversa. Sulle vicende storiche che riguardano lo stemma di Cesena molto si deve a Manlio Dazzi, bibliotecario della Malatestiana negli anni 20 e 30 del 900 che in "Della Nobiltà di Cesena e dei suoi Segni" realizza lultimo studio storico corposo che sia giunto a noi su questo argomento, riprendendo tra laltro precedenti studi di Raimondo Zazzeri e Luigi Piccioni. ORIGINE STORICA DELLO STEMMA Il più antico stemma di Cesena di cui si abbia notizia doveva avere la forma di un castello con due torri, in campo azzurro, con stella in oro e chiavi di S. Pietro. Con ogni probabilità dovette essere lo stemma della città fino alla metà del 1200, quando intercorsero le vicende storiche che portarono poi allo stemma attuale. A questo va premesso che lorigine storica dello stemma cesenate, sia della bipartizione che del capo dAngiò, era, fino alla fine del secolo scorso, ammantata di leggenda, e la si faceva risalire a Dante Alighieri. Egli, probabilmente nel 1318, avrebbe richiesto a Cesena uomini in soccorso dei Bianchi fiorentini in esilio e, ottenuto il loro ritorno in patria, avrebbe inteso premiare la città coi gigli fiorentini e i due emblemi delle parti in lotta, Bianchi e Neri. Accantonata questa suggestiva ipotesi, le ricerche del Dazzi e dei suoi predecessori hanno portato ad una conclusione diversa, lontana dai discorsi fiorentini. Tutto ha inizio nel 1265, allorché la guelfa Cesena concede aiuti e uomini allesercito che Carlo I dAngiò, chiamato dal Papa in Italia, sta per impegnare contro le truppe imperiali sveve di Manfredi. Ottenuta la vittoria ed il Regno di Napoli, Carlo dAngiò e i suoi successori intendono premiare quei Comuni che hanno patrocinato la sua spedizione, concedendo loro luso del campo coi tre fiordalisi, a perpetua indicazione dellappartenenza guelfa del Comune. Passano gli anni e Cesena conosce lasprezza delle lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini. La Romagna è sotto il pericolo dellImperatore Arrigo VII ed il Papa nomina il Re di Napoli, Roberto dAngiò, Rettore di Romagna. Nel 1310 questultimo invia nelle nostre terre Nicola Caracciolo, suo Vicario, a porre rimedio alle decennali diatribe tra opposte fazioni. La sua opera è premiata dal successo e la raggiunta pacificazione dà occasione a Roberto dAngiò di premiare, in segno di giubilo, Cesena concedendole di potersi fregiare di uno stemma in cui campeggino: la bipartizione nero-argentea in ricordo della pacificazione tra Ghibellini e Guelfi, e il capo dAngiò in ricordo dei fatti del 1265 e della provata fede guelfa della città. Letà malatestiana (1378-1465) porta i colori e gli emblemi dei Signori: a Cesena, in particolare, lo stemma dello steccato (nei tre colori araldici rosso, verde e argento) e limpresa dellelefante indiano hanno particolare diffusione. Ma quello che a noi interessa sono gli stemmi più antichi dei Malatesti, ossia le tre bande a scacchiera doro e di rosso in campo dargento e le teste doro in campo verde; entrambi infatti risultano spesso racchiusi entro una bordura indentata doro e di nero. E una variante di questa bordura (con largento al posto delloro) che, terminata la Signoria, torna in quello che è considerato il primo, il più puro stemma di Cesena. Si tratta di uno stemma in forma sannitica presente nei "Capitoli dellArte della Lana" del 1470 e che, ampliato il campo dAngiò (qui più ristretto dei due campi principali) ed eliminato un motivo vegetale iscritto nella bipartizione centrale, è del tutto uguale allodierno. Nel corso dei secoli lo stemma della città subisce lievi modifiche, spesso dettate dal variare dei gusti stilistici o del contesto politico. A fine 500, ad esempio, prevale la forma accartocciata ovale, con capo dAngiò elevato a terzo dello scudo e lambello in forma curvilinea; già scomparso il motivo vegetale originario. Nel 600 scompare il provvisoriamente il lambello e il campo nero è ridotto a sottile fascia, lasciando al capo dAngiò e a quello bianco il posto preminente; una modifica, questa, che permane in tutto il 700. Tornato a fine 700 il lambello, si giunge allUnità dItalia, allorché si torna alla bipartizione equa bianco-nera, con il capo angioino di uguale dimensione, e fa il suo ritorno loriginale bordura malatestiana. Un decreto regio del 1927 sancisce lo stemma ufficiale. Tuttavia al giorno doggi,venuti meno linteresse e la competenza araldica, è frequente e spiacevole incontrare, anche in vesti ufficiali, stemmi comunali imprecisi: a volte sono presenti rami di alloro o quercia (araldicamente pertinenti ma non nella veste ufficiale dellarme di Cesena); altre volte lerrore riguarda la bordura, talvolta resa nei giusti smalti ma non alternata, talvolta con loro in luogo dellargento.
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