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Storia di Cesena

Il primo nucleo abitativo di Cesena sorge con ogni probabilità per opera degli "umbro-etruschi" intorno al VI-V sec. a.C., e il "taglio" prodotto dal torrente Cesuola si riverbera nel nome dato al piccolo centro, che deve assomigliare a un "Césena". Secondo altre interpretazioni, il nome le deriva dall'etrusco "Caizna" oppure dal latino "caedo", in memoria di una particolare tattica usata dai Galli Boi, antichi abitatori della Romagna, per sconfiggere i Romani nella vicina foresta del Colle Spaziano.
 
Il ritrovamento a luglio 2012 di un insediamento abitativo risalente alla tarda Età del Bronzo (1550-1200 a.C.) nell'area del Foro annonario (alle pendici del Colle Garampo nelle vicinanze del torrente Cesuola) potrebbe però spostare di secoli a ritroso l'origine di Cesena.
 
Intorno al IV secolo sopraggiungono i Galli, del cui breve dominio rimangono profonde tracce nell'economia - con l'introduzione dell'allevamento suinicolo - e nella lingua locali. 

Il "Campanone" di Palazzo del Ridotto
Il "Campanone" di Palazzo del Ridotto. Sullo sfondo la Rocca Malatestiana, in basso i resti dell'abside di San Francesco (Piazza Bufalini)

Tuttavia è solo con l'arrivo dei Romani - i quali fondano nel 268 a.C. la colonia di "Ariminum", Rimini - che il piccolo nucleo assume la forma di villaggio. Del periodo repubblicano rimane oggi ben visibile la colossale opera di centuriazione cui è sottoposto il territorio cesenate, presumibilmente tra il 235 e 220 a.C., che suddivide la campagna in un perfetto reticolato ancora oggi visibile. Successivamente la "Curva Caesena" dell'età imperiale - citata da Plinio il Vecchio come città produttrice di ottimo vino - decade con l'Impero Romano ed è sottoposta alle incursioni dei barbari.

Presa dai Goti di Teodorico, viene riconquistata dai Bizantini e, a metà del VI sec., entra a far parte dell'Esarcato. Dopo le campagne di Pipino il Breve (VIII sec.), Cesena rientra infine nei territori sotto il controllo pontificio, primo nucleo di quello che sarà lo Stato della Chiesa. Un ruolo di estrema importanza riveste in questi secoli la figura dell'Arcivescovo di Ravenna, feudatario dell'Imperatore, il quale possiede terreni e castelli nel cesenate, e detiene un potere assai ampio.
 
Dopo il Mille crescono le volontà autonomistiche della città, ma solo alla fine del XII sec., affrancatasi dall'Arcivescovo, Cesena può dirsi libero Comune. Il '200, secolo caratterizzato dai continui mutamenti nel governo della città, vede Cesena oscillare tra libertà comunali e sottomissione alla Chiesa o a signori locali, tanto che Dante, nel Canto XXVII dell'Inferno, nota: "E quella cu' il Savio bagna 'l fianco,/ così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte,/ tra tirannia si vive e stato franco." Nel '300 la breve Signoria degli Ordelaffi viene bruscamente interrotta dall'intervento del legato pontificio Albornoz, che sottopone la rocca (fieramente difesa da Cia degli Ordelaffi) a un lungo assedio (1357).
 
Alla fine il cardinale Egidio Albornoz riesce a sottomettere Cesena e la dota di un nuovo Palazzo del Governatore (oggi Palazzo Comunale).


 
 
Il taglio di via C. Battisti (veduta aerea degli anni '50)
Il taglio di via C. Battisti (veduta aerea degli anni '50)

Di lì a poco, nel 1377, Cesena conosce l'evento che segna una sorte di cesoia nella sua storia: un contingente di soldati mercenari bretoni al soldo di papa Gregorio XI, comandati da Roberto di Ginevra (futuro antipapa Clemente VII) e del condottiero Giovanni Acuto (John HawcKwood), mette a ferro e fuoco la città.
 
I cronisti del tempo inorridiscono di fronte alla strage e riferiscono d'alcune migliaia di morti e di altrettanti deportati tra la popolazione civile. È il momento più buio della città, coinvolta suo malgrado nella guerra promossa da Firenze contro il Pontefice (la cosiddetta "Guerra degli Otto Santi", 1375-78). 

L'anno seguente al tremendo "Sacco dei Brettoni", il nuovo papa Urbano VI assegna infine quello che rimane della città al Signore di Rimini Galeotto Malatesta, in vicariato: ha inizio per Cesena la Signoria dei Malatesta, quello che sarà il momento di maggior splendore nella storia cesenate.

 
Il Colle Garampo e l'antico tracciato della Via Emilia (Foto dei primi anni '70)
Il Colle Garampo e l'antico tracciato della Via Emilia (Foto dei primi anni '70)

A Galeotto (cui si deve l'inizio dei lavori alla nuova Rocca e alla nuova Cattedrale) succede nel 1385 Andrea Malatesta, che spiana le pendici del Colle Garampo ottenendo la cosiddetta Piazza Inferiore (oggi del Popolo). È poi la volta di Carlo e, nel 1429, di Malatesta Novello. Appassionato bibliofilo, fine mecenate, costretto a rinunciare presto alla vita militare - prima fonte di ricchezza per la famiglia, dona alla città la splendida Biblioteca, ricavata all'interno del convento dei Frati Francescani. Compiuta tra 1447 e 1452, ma aperta solo due anni dopo, reca il progetto di Matteo Nuti da Fano, discepolo di Leon Battista Alberti. 
 
Alla morte di Novello (1465), Cesena torna sotto il dominio pontificio, ma già nel 1500 le Romagne conoscono un nuovo padrone: è Cesare Borgia, detto il Valentino (celebrato da Niccolò Machiavelli nel suo "Principe") che costituisce un piccolo ma potente ducato.

 

 
Cesena agli inizi del Settecento
Cesena agli inizi del Settecento in un disegno di F.B.Werner (1733) conservato presso la Biblioteca Malatestiana

La città, elevata al rango di capitale, viene visitata da Leonardo da Vinci che fa rilievi alla Rocca e fornisce il progetto per il porto di Cesenatico. Caduto l'effimero ducato, Cesena torna definitivamente alla Chiesa e a una dimensione locale dominata economicamente dall'agricoltura.

Nel 1724 Pierfrancesco Orsini, già vescovo di Cesena dal 1680 al 1686, diviene papa col nome di Benedetto XIII.

Inaspettatamente, nel 1775, la città assurge nuovamente agli onori: il cesenate Giovan Angelo Braschi diviene infatti Papa col nome di Pio VI, dando avvio alla triade di Papi cesenati (Pio VII Chiaramonti, 1800-23, e Pio VIII Castiglioni, 1829-30, in realtà marchigiano, ma già Vescovo di Cesena). L'esperienza napoleonica (1797-1814), che vede Pio VI e Pio VII tentare invano di opporsi alle angherie del Corso, priva Cesena di un gran numero di monasteri, conventi e chiese che precedentemente la ornavano.
Durante il Risorgimento, Cesena conosce i moti libertari (cui partecipa anche un giovane Maurizio Bufalini, medico che poi si coprirà di onori a Firenze) e la costruzione di un nuovo Teatro Comunale (1843-46).
 

 
Colle Spaziano con l'Abbazia del Monte
Sullo sfondo il Colle Spaziano con l'Abbazia del Monte

Con l'Unità d'Italia per Cesena ha inizio un periodo di lotte politiche interne fra le componenti liberale moderata (guidata dalle carismatiche figure del sen. Gaspare Finali e del direttore del "Cittadino" Nazareno Trovanelli, repubblicana (sulle orme del garibaldino Eugenio Valzania), socialista (Pio Battistini). Ad un fine '800 in cui prevalgono i liberali, segue un primo '900 repubblicano, segnato dalla figura di Ubaldo Comandini. È di questo periodo la breve ma luminosissima vita di Renato Serra, morto giovane su Carso (1915), ma già entrato, con "L'Esame di Coscienza di un Letterato", nella storia della nostra critica letteraria.
 
La Seconda Guerra Mondiale, con la Linea Gotica che corre sul crinale appenninico a pochi chilometri dalla città, segna profondamente la vita cittadina. Il dopoguerra assiste alla salita di Cesena a realtà di livello internazionale nel comparto agroalimentare, soprattutto in materia di ricerca e biotecnologie. Dal 1992 la città, pur non essendo capoluogo, contribuisce alla denominazione della Provincia unitamente a Forlì, e oggi può vantare una posizione di primo piano anche in altri settori economici, una vita culturale sempre fervida ed una qualità della vita invidiabile.
 
 

Testi di Ivan Severi

 
 
 
 
 

Data Ultima Modifica:
07 Ottobre 2016

Data di Pubblicazione:
24 Agosto 2010

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