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"Per il centro storico occorrono scelte creative e coraggiose. Fossilizzarsi sul passato ne sancirebbe il declino inesorabile"

 
Conoscete "Niente di nuovo sul fronte occidentale", scritto nel 1929 da Erich Maria Remarque?
Assistendo ieri alla tavola rotonda su "Piazza della Libertà ed il futuro del centro storico", organizzato da Confcommercio, il titolo di quel libro ci è spesso venuto in mente.
Lo scriviamo nel più totale rispetto delle posizioni espresse da Confcommercio e dagli altri partecipanti alla tavola rotonda e, in particolare, con piena comprensione delle tante paure che stanno attanagliando i commercianti del centro storico, alle prese con la più grave crisi dei consumi della nostra generazione e con i cambiamenti in atto - di stili di vita, di modalità d'acquisto, con l'impetuosa avanzata del commercio on line - che dissolvono ogni certezza, costringendo gli imprenditori a dover ripensare la propria attività, magari creata molti anni fa ed oggi messa in discussione da problemi completamente nuovi e difficili da affrontare.
E' proprio con i commercianti del centro, dunque, che sentiamo il bisogno di interagire. Questo non significa che sottovalutiamo gli altri interlocutori. Crediamo, però, che per un centro storico vivo, vivace, ammirato come quello di Cesena, i protagonisti fondamentali siano gli operatori: i titolari dei bar, dei ristoranti, dei negozi, delle attività artigianali e turistiche.
 
Così, dopo aver ascoltato, giovedì sera, l'ennesimo dibattito pubblico su Piazza della Libertà, ci vien da pensare che difficilmente la crisi e le novità in atto si possono affrontare solo affermando le proprie paure e sostenendo posizioni identiche a quelle ascoltate 20 anni fa, 15 anni fa, 10 anni fa, 5 anni fa, un anno fa, ieri...
Siamo pronti ad ammettere, con molta onestà, di non poter dare la certezza assoluta che per far sopravvivere tutte le attuali attività commerciali nell'area all'interno delle mura sarà sufficiente puntare su un'idea di centro più rivolto alle famiglie ed ai bambini, al quale accedere prevalentemente a piedi o con mezzi pubblici efficienti (e i nostri lo sono, come testimoniano i 250.000 utilizzatori del 2014), un centro storico che conservi tutto il fascino della storia e lo coniughi con una vivacità culturale e sociale confermata ogni giorno.
 
Non lo sappiamo noi, e non lo sa neppure chi, affermando che per riuscirci sarebbe sufficiente, al contrario, dare il via libera alle auto, in realtà sostiene una palese bugia.
Ma di una cosa siamo certi: se oggi il nostro centro storico è ancora il più attrattivo e competitivo della Romagna - e nessuno ha mai provato a confutare questa affermazione - un ringraziamento va rivolto a tanti imprenditori, ma anche ai residenti, a chi lo frequenta quotidianamente per l'incontro e lo shopping, a coloro che - in diversa veste - fin dall'inizio degli anni '70 del secolo scorso ne iniziarono una ancora ammirata e non conclusa opera di riqualificazione urbanistica, edilizia, sociale, favorendone la vivibilità, anche a partire da una ampia pedonalizzazione.
 
Nel corso di questi anni sono cambiate molte cose (a partire dalla comparsa di nuove generazioni di consumatori), ma le paure di alcuni imprenditori sono rimaste le stesse, anzi si sono accentuate in quest'ultimo periodo. E, forse, sono in parte le stesse paure che attanagliarono un'altra generazione di imprenditori, quando iniziò l'opera di pedonalizzazione di alcune vie storiche e di soppressione dei parcheggi in Piazza del Popolo. Paure comprensibili ma che vincolano, senza migliorarle, le proprie condizioni d'impresa e quelle della nostra città.
I cambiamenti positivi, invece, si producono sulla base del confronto, del coraggio e, infine, della scelta di provarci. E noi intendiamo proseguire il confronto sul futuro del centro storico, mettere in campo scelte coraggiose ed innovative e, alla fine, scegliere di provare a concretizzarle, uscendo da questo infinito dibattito tutto incentrato sul parcheggio di Piazza della Libertà, mentre langue miseramente quello su un'idea di centro storico - e sull'utilizzo della piazza stessa - che non è né può essere la stessa per tutti.
Nel pieno della grande crisi del 1929, Albert Einstein scriveva: "Non possiamo pretendere che le cose cambino, se poi continuiamo a fare le stesse cose".
Ci pare un ammonimento prezioso e, dunque, ci auguriamo che il 30 gennaio, al termine dell'iniziativa sul futuro del centro storico organizzata dal Comune di Cesena, in molti ne facciano tesoro: da parte nostra ci auguriamo che arrivino molte proposte creative e concrete, e già fin d'ora possiamo dire che terremo in conto di tutti i suggerimenti formulati nell'incontro di ieri dal portavoce del comitato per quanto riguarda la visione complessiva del centro e le azioni operative: in particolare, presenteremo progetti operativi per la vendita on line, per l'attivazione di un sito di raccolta di informazioni e per un grande progetto di promozione turistica che coinvolga anche le imprese commerciali del centro storico.
Ma siamo fermamente convinti che per cambiare le cose occorra non fossilizzarsi sulle azioni del passato. Perché, se invece fossimo costretti a dire "Niente di nuovo sul fronte del centro storico", probabilmente ne sanciremmo il declino inesorabile.
 
Paolo Lucchi
Tommaso Dionigi
Maura Miserocchi



 
 
 

Ufficio stampa
Federica Bianchi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Data Ultima Modifica:
07 Ottobre 2016

Data di Pubblicazione:
16 Gennaio 2015

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