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Cosa rischio se non ho con me i documenti mentre sono in strada per i fatti miei?

Non essendovi un obbligo di legge a portare con sé i documenti, non risponde del reato di cui all'art. 651 cod. pen. chi, alla richiesta avanzata dalle forze dell'ordine, non li consegni, ma provvede a fornire le proprie generalità al pubblico ufficiale, consentendogli ugualmente di procedere alla sua identificazione attraverso altri mezzi, quali il prelievo del numero di targa dell'autovettura o l'accompagnamento a un posto di polizia per
l'identificazione, poiché il precetto di cui al citato art. 651 contiene l'obbligo per il soggetto di fornire al pubblico ufficiale indicazioni sulla propria identità personale e non di documentazione.

Secondo la giurisprudenza (Cass. n. 9957/2015), il reato di cui all'art. 651 cod. pen. si perfeziona con il semplice rifiuto di fornire al pubblico ufficiale indicazioni sulla propria identità personale ed è, pertanto, irrilevante, ai fini della configurazione dell'illecito, che tali indicazioni vengano fornite successivamente.

Per la Corte di Cassazione, sent. n. 5091/2012, il rifiuto, di indicazioni sulla propria identità personale – punito dall'art. 651 c.p. - va riferito non solo al nome e cognome ma a tutte le altre informazioni richieste per una completa identificazione, fra le quali, quindi, rientra anche il luogo di residenza.

In caso di rifiuto alla richiesta proveniente dal pubblico ufficiale di dichiarare le proprie generalità, l'agente è legittimato ad accompagnare coattivamente il trasgressore negli uffici o in caserma, anche con la forza muscolare, cosiddetta coazione fisica, se questi oppone resistenza, anche semplicemente
passiva.
Si richiede che l'uso della forza debba tuttavia essere rigorosamente proporzionato al tipo e al grado della resistenza opposta.

La Corte di Cassazione, sentenza n. 4392/2014, prevede che il reato di rifiuto di fornire indicazioni della propria identità personale ex art. 651 cod. pen. non si applica quando il soggetto ha declinato le proprie generalità e ha fornito la carta di circolazione del veicolo che confermano (in generale) i dati anagrafici forniti.

 
 

Conseguenze penali

  • Qualora la persona fornisca le proprie
  • generalità, ma la polizia abbia il sospetto che i dati o i documenti siano falsi o inventati, gli agenti di polizia e i carabinieri
  • (e anche la polizia municipale se ha qualifica di agente di polizia di
  • sicurezza) potranno operare il c.d. fermo di identificazione o accompagnamento, ossia costringere il cittadino a
  • seguirli presso la più vicina pattuglia di polizia o stazione dei carabinieri.
  • Oltre all'accompagnamento in questura,
  • chi rifiuta di fornire le proprie generalità o di esibire i documenti rischia
  • un procedimento penale.
  • In particolare, il cittadino italiano o comunitario rischia l'incriminazione per rifiuto d'indicazioni sulla propria identità
  • personale, punito con l'arresto fino a 1 mese, mentre chi si rifiuta di esibire
  • i documenti di identità, pur essendone in possesso, rischia l'arresto fino a
  • due mesi (Art. 294 reg .att. tulps e art. 221 tulps).
  • Il cittadino extracomunitario, invece, che non
  • esibisce alla polizia i propri documenti (passaporto e permesso) senza un
  • valido motivo rischia l'arresto
  • fino a 6 mesi e in caso di dubbi sulla sua identità potrà essere accompagnato in questura
  • per rilievi segnaletici, anche in questo caso per massimo 24 ore (art. 6 d.lgs.
  • n. 286/98).



 





 
 
 
 

Data Ultima Modifica:
05 Luglio 2018

Data di Pubblicazione:
17 Gennaio 2018

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