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Comune di Cesena - Testata per la stampa

Sulle tracce di Malatesta Novello


La Biblioteca Malatestiana si appresta a svelare nuovi segreti, con un'indagine sui resti del suo fondatore Malatesta Novello che riposano nella parete di fondo dell’Aula del Nuti, avviata il 10 febbraio.
Il progetto archeologico-antropologico è stato promosso dalla Biblioteca Malatestiana, su interessamento del Comitato Scientifico, in collaborazione con il dott. Francesco Maria Galassi, Senior Research Associate presso l’Università di Flinders (Australia) e Membro fondatore della Scuola di Storia della Medicina dell’Ordine dei Medici di Rimini, che condurrà le indagini insieme ad un’équipe di studiosi italiani e stranieri.

Tutte le operazioni operazioni si stanno svolgendo sotto l'alta sorveglianza di rappresentanti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, in quanto ente preposto alla tutela del patrimonio culturale (nello specifico per quanto attiene la parte archeologica in presenza della dott.ssa Cinzia Cavallari e per quanto di competenza architettonica in presenza del dott. Emilio Agostinelli). 

Le fasi delle indagini:


08/02/2018: Individuata l’urna dietro la lapide di Malatesta Novello
09/02/2018: Tutto pronto per la rimozione della lapide nell’Aula del Nuti
11/02/2018: Iniziato l'esame delle spoglie contenute nell’urna

Video della conferenza stampa di presentazione dei risultati


APPROFONDIMENTI: 

La Tomba di Malatesta Novello
Era il 16 agosto 1812 quando l’urna con le spoglie di Malatesta Novello – o, per meglio dire, quelle che vennero identificate come tali – fu collocata, al termine di due giorni di festeggiamenti solenni, sulla parete di fondo della Biblioteca da lui fondata.
Si concludeva così una vicenda iniziata circa un anno prima, nell’estate del 1811, quando un non meglio precisato gruppo di cesenati si rivolge alle autorità locali per intraprendere il tentativo di recuperare i resti di Malatesta Novello e trasferirli in un luogo più onorevole.
Questa richiesta scaturiva da una serie di considerazioni.
In primo luogo, c’era la situazione deplorevole in cui versava la chiesa di San Francesco – all’esterno della quale il signore di Cesena era stato sepolto -, trasformata in caserma  durante il periodo napoleonico.
C’era poi incertezza sulla stessa localizzazione della sepoltura.
Infatti, a fine Settecento, prima dell’arrivo di Napoleone, la chiesa era stata oggetto di un profondo rifacimento e durante i lavori, per ben sette anni, la lapide e la croce di ferro che contrassegnavano la tomba del signore cesenate (le stesse che oggi si trovano in Malatestiana) erano state spostate altrove.
Conclusi i lavori, si cercò di metterle più o meno nella stessa posizione, ma a fisionomia della chiesa era molto cambiata e in molti sospettavano che la ricollocazione  fosse stata quanto meno approssimativa.

Gli scavi cominciarono all’inizio di settembre del 1811 e interessarono sia l’interno che l’esterno della chiesa.
La sera del 26 settembre 1811, durante la demolizione di uno zoccolo esterno fu scoperto un ampio vano a volta, all’interno del quale si trovava una cassa in cipresso, subito attribuita a Malatesta Novello.  

Non c’erano però elementi sufficienti per consentire una identificazione certa, e fin da subito ci fu chi mise in dubbio l’autenticità del ritrovamento.
Per questo fu nominata una commissione di esperti incaricata di esaminare la cosa. Dopo 5 mesi di lavoro, la commissione consegnò la sua relazione, possibilista, ma non risolutiva.
Vi si legge: “Dopo varie osservazioni fatte dai Signori Congregati [ … ] fu risoluto che le ossa ritrovate il dì 26 settembre 1811 possano probabilmente credersi d’essere del medesimo Malatesta Novello”. 

Di fronte a questa incertezza, il grande Antonio Domeniconi – che a questo argomento dedicò una conferenza nel V centenario della Biblioteca Malatestiana – espresse questa riflessione: “Per brevemente concludere su questo rinvenimento, dobbiamo dire che se pure ci mancano elementi precisi e decisivi per negare la autenticità dei resti rinvenuti nel sepolcro, pure i dubbi che si sono affacciati nel corso di questa ricerca e discussione su documenti che fino a tutt’oggi erano rimasti ignoti, rendono forse indispensabile, prima di trarre una conclusione definitiva, un più approfondito e ponderato esame di tutto il problema. A questo riesame potrà forse portare un decisivo contributo soltanto una ricognizione, fatta su basi scientifiche e da studiosi competenti, dei resti che attualmente son custoditi nella parete di fondo della bella aula del Nuti, se non altro per riparare a quella inconcepibile trascuratezza di descrizione che dimostrarono i ritrovatori del 1811”.

Francesco Maria Galassi
Nato a Rimini nel 1989, Francesco Maria Galassi è medico e paleopatologo, profondo conoscitore della storia antica e delle lingue classiche, Assistente presso l’Università di Zurigo (Svizzera) e Senior Research Associate presso l’Università di Flinders (Australia), Co-Fondatore e Membro del Comitato Scientifico della Scuola di Storia della Medicina dell'Ordine dei Medici di Rimini, con precedenti esperienze di ricerca presso l’Università di Oxford e l’Imperial College di Londra. 
Autore di numerosissime pubblicazioni storico-mediche su importanti riviste scientifiche internazionali e co-autore del libro Julius Caesar’s disease. A New Diagnosis. Ha tenuto conferenze e seminari presso prestigiose istituzioni quali il Gordon Museum of Pathology, l’Université Paris Descartes, la Duke University, il Museu Nacional de Arqueologia di Lisbona.
Membro di numerose accademie e società scientifiche, tra cui la Royal Society of Medicine. 
La sua attività di ricerca è stata recensita sulle maggiori testate nazionali ed internazionali. Enfant prodige della paleopatologia, nel 2017 la rivista americana Forbes lo ha incluso nella lista dei 30 scienziati under 30 più influenti in Europa.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Data Ultima Modifica:
26 Febbraio 2018

Data di Pubblicazione: 07/02/2018