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RisVolti. Le voci della narrativa

in collaborazione con Libreria Ubik Cesena


RisVolti è la rassegna letteraria di incontri con gli autori che presentano le loro ultime novità nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana. Nella stagione autunno/inverno 2018/19 alcune domeniche pomeriggio saranno all’insegna della grande narrativa d’autore. 

RisVolti sono parti delle pagine di copertina di un libro che ne svelano i contenuti. RisVolti sono le storie nascoste dentro le storie. RisVolti sono lepieghe che, pagina dopo pagina, parola dopo parola, caratterizzano il racconto. RisVolti evoca anche i volti dei protagonisti: gli autori, i lettori, i bibliotecari, i librai. Tutti coinvolti nell’esperienza condivisa della lettura nel cuore della cultura della Romagna.

Tutti gli incontri si terranno in Aula Magna, alle ore 17.00

 
 
  1. Domenica 7 ottobre: Maurizio Maggiani
  2. Domenica 11 novembre: Nadia Fusini, Alessandro Fabrizi
  3. Domenica 13 gennaio: Antonio Scurati
 
 

Domenica 7 ottobre 
Maurizio Maggiani
L’amore
 (Feltrinelli, 2018)

“È notte, ci sono due sposi.” Inizia così, dalla notte, il racconto della giornata di uno sposo, che in ventiquattr’ore ripercorre i suoi amori, tenendo però sempre fermo – come punto di partenza e di arrivo – l’ultimo, quello incontrato in età matura. È alla sua sposa che la sera racconta un “fatterello”, e a lei piace che quel fatterello riguardi uno dei suoi amori passati, la “delicata materia di ciò che è già stato”. E allora ecco comparire la Mara, che lui portava sulla bici sopra il monte Muzzerone ad ascoltare la radio. Quando si fa mattino, la sposa esce di casa per recarsi al lavoro e lui, rimasto solo non smette di ricordare e di chiedersi: “Dove ho imparato a dire ti amo?”. Mentre lavora, si occupa dell’orto, cucina, inforca la bicicletta, le ore della giornata scorrono, viene il pomeriggio e cala la sera, torna la notte, riemergono dal passato, con struggimento, con dolore, con dolcezza, la “Mara marosa marina figlia del pesciaiolo”, la Padoan suo primo amore, la Gabri e la luxemburghiana Chiaretta e poi Ida la bislunga. Maurizio Maggiani celebra l’amore con un romanzo cantabile come una canzone. Nell’arco di una giornata, che sembra qualunque e si scopre invece particolare, lo sposo rievoca i suoi amori, da quelli acerbi della giovinezza fino all’ultimo, senza malizia, pieno di dolcezza e comprensione.

Maurizio Maggiani, nato in una famiglia di modeste condizioni, dopo aver svolto decine di mestieri e professioni è approdato alla letteratura nel 1989 esordendo da Feltrinelli con Màuri Màuri. Dallo stesso editore ha poi pubblicato Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), Il coraggio del pettirosso (1995, premi Viareggio Rèpaci e Campiello), La regina disadorna (1998, premi Alassio e Stresa), È stata una vertigine (2002), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway e Strega), Meccanica celeste (2010), I figli della Repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; premio Elsa Morante), La zecca e la rosa (2016). Oltre all'attività di scrittore collabora con i quotidiani “Il secolo XIX”, “La Stampa” e “La Repubblica”. Ligure di origine, Maggiani si è già da qualche tempo trasferito in Romagna. Affascinato dal mazzinianesimo e dal garibaldinismo della sua terra di adozione ha celebrato la tradizione politica e ribellistica romagnola in Quello che ancora vive. Il salvamento del generale Garibaldi nelle terre di Romagna (Libri Coop, 2011).

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Domenica 11 novembre
Nadia Fusini, Alessandro Fabrizi
Frankenstein 1818
(Neri Pozza)

 
 
 

Domenica 13 gennaio 2019
Antonio Scurati
M. Il figlio del secolo (Garzanti, 2018)

Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della “casta” politica, dei moderati, del buonsenso. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei cialtroni, dei delinquenti, degli avventurieri, degli incendiari e anche dei “puri”, che sono i più feroci e i più fessi. Da un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 lui invece è descritto come un uomo “intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale”. Lui: Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso e direttore di un piccolo giornale di opposizione, è un personaggio da romanzo. Sarebbe un personaggio da romanzo, se non fosse l’uomo che più d’ogni altro ha marchiato a sangue la realtà, il corpo dell’Italia, nella storia e nella cronaca, nella tragedia e nella farsa. E infatti la saggistica ha finora dissezionato ogni aspetto della vita di Mussolini. Nessuno però aveva mai trattato la parabola politica, umana, esistenziale di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo in cui d’inventato non c’è assolutamente nulla. Un’opera che ci conduce a rivivere passo per passo il ventennio che ha cambiato per sempre la nostra storia.

Antonio Scurati è docente di Letterature contemporanee presso lo IULM di Milano dove dirige il Master in Arti del Racconto. Letteratura, cinema, televisione. È editorialista de “La Stampa”, columnist di “Internazionale” e autore di numerosi saggi, tra i quali Guerra. Narrazioni e culture nella tradizione occidentale (Donzelli, 2003), La letteratura dell’inesperienza. Scrivere romanzi al tempo della televisione (Bompiani, 2006), Gli anni che non stiamo vivendo. Il tempo della cronaca (Bompiani, 2010), Letteratura e sopravvivenza. La retorica letteraria di fronte alla violenza (Bompiani, 2012), Dal tragico all’osceno. Raccontare la morte nel XXI secolo (Bompiani, 2016). In letteratura ha esordito nel 2002 da Bompiani con Il rumore sordo della battaglia (premi Kihlgren, Fregene e Chianciano). Con lo stesso editore ha in seguito pubblicato Il sopravvissuto (2005, premi Campiello e Pisa), Una storia romantica (2007, premio Mondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (2015, premio Viareggio Rèpaci).

 
 

Eventi precedenti:


Domenica 9 settembre

Violetta Bellocchio
La festa nera
 (Chiarelettere, 2018)

Dopo un terribile caso di shaming che li ha quasi distrutti, Misha, Nicola e Ali tornano dietro la macchina da presa per raccontare il mondo in cui sopravvivono. Sono reporter, ma soprattutto sono ragazzi. Nell’Italia del futuro, fare documentari è un lavoro socialmente utile, l’ultimo stadio di un’umanità che ha scelto il tracollo come aspirazione esistenziale. L’unica via di fuga è la Val Trebbia, culla di nuove comunità autarchiche. Seguendo il fiume come una linea d’ombra, i protagonisti incontreranno madri che venerano il dolore, uomini convinti che la donna sia un virus invincibile, hipster eremiti che ripudiano la tecnologia, famiglie integraliste che credono in un’Apocalisse ormai passata di moda, un misterioso guaritore, “il Padre”, capace di sanare ogni malattia, a un prezzo. Usando i colori più vividi del genere, Violetta Bellocchio sfiora i temi brucianti del presente illuminando la narrazione con una scrittura espressiva, caustica, mai arresa. Un racconto tragicomico che non ha paura di colpire dove fa più male, mostrando il lato nascosto della violenza, quello che quando le luci rosse delle telecamere si spengono non fa più notizia, la vera festa nera.

Violetta Bellocchio ha lavorato per “Rolling Stone”, Radio 2, “Grazia” e la Mostra del Cinema di Venezia e ha collaborato con diverse riviste, tra le quali “Marie Claire”, “Wired”, “Link”, “IL”, “Rivista Studio”, “Vanity Fair”e “Internazionale”. Ha scritto racconti compresi nelle antologie Ho visto cose… (Rizzoli, 2008), I confini della realtà (Mondadori, 2008), Voi non ci sarete. Cronache dalla fine del mondo (Agenzia X, 2009), L'età della febbre (Minimum Fax, 2015), Ma il mondo non era di tutti? (Marcos y Marcos, 2016). Nel 2009 ha pubblicato da Mondadori il suo primo romanzo, Sono io che me ne vado. Con lo stesso editore è uscito nel 2014 il romanzo autobiografico Il corpo non dimentica. Nel 2015 ha curato per UTET una raccolta di racconti femminili, Quello che hai amato. Undici donne. Undici storie vere. Nel 2017 ha pubblicato da Marsilio il romanzo Mi chiamo Sara, vuol dire principessa.

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Domenica 16 settembre 
Luigi Lo Cascio
Ogni ricordo un fiore
 (Feltrinelli, 2018)

In viaggio da Palermo a Roma, di ritorno dal funerale del padre di un amico d’infanzia, per isolarsi dal battibeccare costante dei suoi compagni di vagone, Paride Bruno decide di lanciarsi in un’impresa epica: rileggere i suoi duecentoquaranta (e oltre) tentativi di romanzo, tutti interrotti al primo punto fermo, e decidere infine cosa farne. Paride Bruno, infatti, ha cercato di cimentarsi in ogni genere e stile possibili, senza mai riuscire a sceglierne uno, portare a termine un’opera e potersi così dire scrittore. Ma proprio questi tanti cominciamenti narrativi disegnano, tassello dopo tassello, la figura del protagonista: in ognuno degli incipit è contenuta una scheggia della sua vita, delle sue ossessioni, delle sue paure e dei suoi desideri. La vita stessa, in fondo, pensa Paride Bruno, finisce sempre per essere incompiuta, “uno svolazzo di pagine sparse”. Più simile ai fiori deposti sulla tomba dell’uomo a cui ha appena dato l’addio: ogni fiore a rappresentare un ricordo, ogni ricordo a tesserne la storia. Luigi Lo Cascio, popolare e pluripremiato attore e regista siciliano, in questa sua opera prima dà prova di essere un autore raffinato, dalla cui scrittura si affacciano modelli illustri, autori classici del nostro Novecento, da Manganelli a Gadda, da Bufalino a Consolo.

Luigi Lo Cascio, diplomatosi all’Accademia di arte drammatica Silvio D’Amico nel 1992, intraprende una prolifica carriera teatrale, lavorando con registi quali Carlo Quartucci, Elio De Capitani, Roberto Guicciardini e Carlo Cecchi e ottenendo il Premio UBU quale migliore attore nella stagione 2005-2006 per lo spettacolo Il silenzio dei comunisti diretto da Luca Ronconi. Nel 2000 vince il David di Donatello, come migliore attore protagonista per I cento passi, film che rappresenta il suo esordio cinematografico con la regia di Marco Tullio Giordana che lo dirigerà in seguito in La meglio gioventù (2003), col quale conquista il Nastro d'argento 2004 ex aequo con tutti i protagonisti maschili del film. Nel 2001 vince la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra del cinema di Venezia per Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni. Tra le sue altre interpretazioni cinematografiche ricordiamo Buongiorno, notte (2003) di Marco Bellocchio, La bestia nel cuore (2005) di Cristina Comencini, Noi credevamo (2010) di Mario Martone. Nel 2012 esordisce come regista con La città ideale. Ogni ricordo un fiore è la sua prima prova narrativa.

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Data Ultima Modifica:
19 Settembre 2018

Data di Pubblicazione:
24 Agosto 2018

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