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Il "Trofeo" della Torre di San Giorgio

Finalmente è di nuovo possibile vedere le splendide lapidi con San Giorgio e il drago! Queste lapidi sono quasi tutto ciò che rimane oggi del castello di San Giorgio, antico possedimento dei Malatesti.

 

Finalmente è di nuovo possibile vedere le splendide lapidi con San Giorgio e il drago!
Queste lapidi sono quasi tutto ciò che rimane oggi del castello di San Giorgio, antico possedimento dei Malatesti.

Nel 1820, mentre era gonfaloniere il marchese Costantino Guidi, questi materiali furono tolti dalla torre del castello e incastrati nel muro del primo ramo di scala del Palazzo comunale fino al 1960, quando furono trasferiti in biblioteca e precisamente nel corridoio antistante il refettorio francescano.
Nel 2002, in occasione della mostra Malatesta Novello magnifico signore, il "trofeo" fu di nuovo smurato e collocato al primo piano, nella nuova sala espositiva, creata negli spazi dell'ex magazzino librario.

La lapide ad altorilievo in marmo greco raffigura San Giorgio, il santo guerriero, nell'atto di uccidere il drago, sullo sfondo di un alto dirupo con un albero frondoso.
L'immagine è affiancata, nella stessa unica lastra, da due scomparti minori con grandi stemmi malatestiani. Lo stemma di sinistra ha per cimiero un leopardo, animale araldico dei Visconti come l'elefante, raffigurato sul cimiero destro, lo era dei Malatesti.

Questo altorilievo è attribuito da Carlo Grigioni ad Ottaviano di Antonio di Duccio, un artista fiorentino che nel 1467 lavorò nel Duomo di Cesena al sepolcro del vescovo Antonio Malatesta da Fossombrone, mentre Giulia Brunetti, che ne anticipa di circa 50 anni la data di esecuzione, lo ha ritenuto prima opera di Nanni di Bartolo, poi di Jacopo della Quercia.
Più di recente, Pier Giorgio Pasini, sulla base di confronti con altre sculture presenti nei territori malatestiani della Romagna e delle Marche, ascrive il rilievo ad artisti dell'area lombardo-veneta.

Una nuova interpretazione, infine, in: 
Michele Andrea Pistocchi, Il San Giorgio che uccide il drago, risoluzione del problema iconografico, Studi Romagnoli LX (2009)
Nella seconda lapide otto esametri latini in eleganti caratteri gotici minuscoli a rilievo magnificano altisonanti una impresa compiuta da Andrea Malatesta.
Queste catene di bronzo pendenti e la campana insieme ricordi del celebre trionfo l'eroe di Marte portò via a Milano quando scacciati i nemici occupò tutta la città e domò i comandanti della perfidia con mano vendicatrice; queste che la porta Vercellina tenne sul suo ponte il medesimo Malatesta (lui) prole malatestiana a te dedica, o santissimo soldato dell'eterno Re e Signore delle battaglie).
Cfr. Il museo lapidario. Lapidi, stemmi, elementi architettonici della raccolta Malatestiana, a cura di Adriana Faedi, fotografie di Ivano Giovannini