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LA STORIA

 
 

Alla fine degli anni '70 l'Amministrazione comunale decise di dar vita al Centro Cinema Citta' di Cesena con lo scopo di promuovere la cultura cinematografica. Lo spazio individuato fu l'ex convento di San Biagio, situato nel quartiere Valdoca, oggetto in quel periodo di un restauro guidato dall'Architetto Pierluigi Cervellati. Si trattò di un recupero importante e significativo che restituì alla città un pregevole complesso architettonico completamente abbandonato e dimenticato. In altre parole, un intero settore del centro storico di Cesena tornò a nuova vita ed ebbe come proprio fulcro ed elemento caratterizzante l'ex convento San Biagio.
Nel marzo 1981 i lavori di restauro terminarono, comportando una spesa complessiva di due miliardi, interamente stanziati dal Roir (Roverella Orfanotrofi e Istituti Riuniti), l'ente di assistenza e beneficenza proprietario dell'immobile.
Un altro anno significativo nella storia piu' recente del San Biagio fu il 2002, quando partirono i lavori per la sistemazione della sala verde e la creazione della nuova sala rossa e della mediateca, entrambe situate al piano terra. 

La fondazione del complesso conventuale risale alla fine del '300. Negli ultimi anni del secolo successivo avvenne una rilevante ristrutturazione durante la quale fu edificata la splendida loggetta (posta al piano superiore) che si affaccia sul cortile ubicato a sinistra della chiesa. La stessa chiesetta di San Basilio fu incorporata nel monastero nel 1603 e fu conservata intatta fino all'epoca delle soppressioni napoleoniche, in seguito alle quali le monache furono espulse (11 luglio 1810) e l'intero edificio fu adibito agli usi più diversi (fu sede fra l'altro, della regia intendenza di finanza e di una fabbrica di nitro).

Dopo la restaurazione del governo pontificio la chiesa fu riaperta e riprese le sue normali funzioni, mentre il resto dell'edificio ospitò un orfanotrofio femminile, varie abitazioni private e, in seguito, un tabacchificio. Nel secondo dopoguerra l'intero complesso fu abbandonato alla decadenza e al degrado più totale. Il  restauro, caratterizzato da un notevole rigore scientifico e conservativo, rispose sia alle esigenze di salvaguardia e di recupero storico dell'edificio, sia alle esigenze di un suo riutilizzo sociale e culturale.

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