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Comune di Cesena - Testata per la stampa

chi siamo

Una storia lunga oltre 550 anni, nella continuità del luogo, intorno al patrimonio originario, sotto il controllo e la cura della stessa autorità comunale fanno della Malatestiana di Cesena una biblioteca unica. Questa vicenda secolare non solo si legge nell'edificio e nel patrimonio librario e documentario, ma naturalmente imprime di sé anche tutto ciò che riguarda l'istituto e l'universo dei suoi rapporti. In sostanza proprio a partire dalle tappe di questo cammino, comprendiamo"chi siamo" e perché la Malatestiana è tante "cose" contemporaneamente: un servizio moderno aperto a tutti, una biblioteca di fondi a stampa prestigiosi, una raccolta di manoscritti preziosi, un monumento storico-artistico meta di migliaia di visitatori, il più distintivo che la città conservi.

STORIA
La Malatestiana è l'unico esempio di biblioteca umanistica conventuale perfettamente conservata nell'edificio, negli arredi e nella dotazione libraria, come ha riconosciuto l'Unesco, inserendola, prima in Italia, nel Registro della Memoire du Monde.

L'idea della biblioteca va attribuita ai frati del convento di San Francesco, che avevano in animo di costruirne una ad uso dello studium, annesso al loro convento fin dal Trecento. Nel 1450 è documentato il primo intervento di Malatesta Novello, signore di Cesena, che fece proprio il progetto dei frati e nel loro convento eresse la sua 'libraria'. Al modello inaugurato da Michelozzo nella biblioteca del convento domenicano di San Marco a Firenze (1444), si ispira la Malatestiana di Cesena, cui Matteo Nuti, esaltato come Dedalus alter nell'epigrafe che si legge accanto alla porta d'ingresso, pose il sigillo del suo nome: "MCCCCLII Matheus Nutius Fanensi ex urbe creatus Dedalus alter opus tantum deduxit ad unguem" ("1452. Matteo Nuti, nato a Fano, secondo Dedalo, condusse a compimento una tale opera").
Sul timpano del portale campeggia l'elefante, emblema dei Malatesti, con il motto "Elephas Indus culices non timet" ("L'elefante indiano non teme le zanzare"), mentre ai lati dell'architrave e sui capitelli delle lesene, sono raffigurati i simboli araldici della grata, delle tre teste e della scacchiera. La porta in legno scuro è opera di Cristoforo da San Giovanni in Persiceto e reca la data 15 agosto 1454. L'araldica dei Malatesti è riprodotta anche all'interno, sui capitelli delle colonne della sala e sui 58 plutei (29 per parte), gli imponenti banchi di legno di pino in cui si conservano i codici.

Varcato il maestoso portale, l'impressione è quella di trovarsi in una vera e propria "chiesa in miniatura": la biblioteca ha una pianta a tre navate, tutte e tre con copertura a volte, a botte quella centrale, a crociera quelle laterali, un poco più larghe e basse. La luce, distribuendosi dalle finestrelle archiacute, due per campata, si ripartisce nelle navate laterali, mentre la navata centrale, scandita da venti eleganti colonne con capitelli a scudi e a foglie pendule, è illuminata longitudinalmente dal grande rosone di fondo. Da qui un suggestivo fascio di luce cade sulle epigrafi del pavimento, che rinnovano la memoria del donatore: "Mal(atesta) Nov(ellus) Pan(dulphi) fil(ius) Mal(atestae) nep(os) dedit" ("Malatesta Novello figlio di Pandolfo nipote di Malatesta diede").Anche il colore riveste un ruolo preciso: il bianco delle colonne mediane, il rosso del pavimento in cotto e delle semicolonne e il verde dell'intonaco, riportato alla luce dai restauri degli anni Venti del Novecento, rimandano ai colori degli stemmi malatestiani.

Per dotare la sua 'libraria' di un corredo di volumi adeguati e consoni al progetto di biblioteca che si prefiggeva, il signore di Cesena promosse uno scrittorio che, con attività organizzata e pianificata, produsse nell'arco di circa un ventennio oltre centoventi codici. I manoscritti commissionati o acquistati da Malatesta Novello (circa 150 esemplari) integrarono il preesistente fondo conventuale. Si aggiunsero alla raccolta i testi di medicina e di scienze, ma anche di letteratura e filosofia, donati dal riminese Giovanni di Marco, medico di Malatesta Novello e come lui appassionato collezionista di codici. Quattordici codici greci, acquistati molto probabilmente da Malatesta Novello a Costantinopoli, sette ebraici e altri donati al Novello, più qualche codice aggiunto nei secoli successivi completarono la raccolta, che ammonta a 343 manoscritti.
Tra il XVI e il XVIII secolo furono collocati in Malatestiana 48 volumi a stampa contenenti opere di autori cesenati, tra i quali Iacopo Mazzoni, Scipione Chiaramonti e Giuseppe Verzaglia.

La biblioteca è stata la "pietra" fondamentale, intorno alla quale nei secoli si è formata la Malatestiana nella ricchezza e varietà delle sue storiche collezioni. Dopo la morte di Novello e l'arrivo del lascito di Giovanni di Marco, la vita della Malatestiana si esaurisce per lo più nelle pratiche di conservazione e poco significative sono le acquisizioni librarie, fino alle soppressioni di età napoleonica. I libri provenienti dalle raccolte dei vari ordini religiosi (Domenicani, Benedettini, Agostiniani, Carmelitani, Celestini) furono collocati presso la Malatestiana a formare la "Biblioteca Nuova", poi "Comunitativa", che venne inaugurata il 26 aprile 1807. In essa sono confluiti i frammenti di molte raccolte monastiche e private, in cui non mancano manoscritti e stampati preziosi. Ben più noti sono poi le serie liturgiche dell'Osservanza, di proprietà comunale, e del Duomo, in deposito dal 1923, e la Piana, già biblioteca privata del papa cesenate Gregorio Barnaba Chiaramonti, che dopo lunghe vicende lo Stato Italiano ha affidato alla cura della Malatestiana (1942). Assai copiosa è la serie dei manoscritti in gran parte di interesse cesenate (compilazioni, diari, cronache), e di carteggi. Significativo il numero degli incunaboli (307) e delle cinquecentine (circa 4.000), come pure quello delle edizioni dei secoli XVII-XVIII. Altri volumi si aggiunsero nel 1868, in seguito ad una nuova soppressione degli ordini religiosi effettuata dallo Stato italiano. L'inventario del 1870 registrava un totale di 21.673 volumi, fra manoscritti e libri a stampa, che con la vendita dei duplicati e lo scarto degli "inutili" si ridusse a 17.385 unità.

Dalla fine del sec. XIX l'arrivo di donazioni e lasciti di autorevoli cittadini e famiglie cesenati divenne particolarmente importante nella formazione del patrimonio della Biblioteca Moderna.
Alcuni di questi Fondi sono vere e proprie biblioteche di famiglia, complete addirittura negli arredi e nei cimeli, e formano l'importante sezione delle Raccolte risorgimentali della Biblioteca Moderna. Importanti le donazioni pervenute anche negli anni più recenti, fra le quali il fondo Ambrosini, il dono Ravegnani, i volumi Severi Lukinovich, l'archivio Sozzi.
Ma la biblioteca pubblica modernamente intesa come servizio è conquista abbastanza recente. Nel 1983 vengono inaugurate in rapida successione la sezione ragazzi e la sezione per adulti, entrambe organizzate a scaffali aperti, che portano a moltiplicare rapidamente libri e lettori, rendendo presto insufficienti gli spazi esistenti.Nel cammino degli ultimi decenni due le tappe fondamentali: nel 1994, due anni dopo in modo operativo, la Malatestiana diventa Istituzione; nel 2002 nasce il progetto di ampliamento della biblioteca che il Comune di Cesena sta realizzando attraverso il restauro e recupero funzionale dell'attuale sede e il suo ampliamento nell'intero edificio dell'ex liceo classico "Vincenzo Monti". I suoi 4000 mq (di cui circa 1000 metri quadrati per la parte monumentale) sono stati raddoppiati e questo ha permesso la realizzazione di una grande sala di accoglienza, dove sarà possibile intrattenersi, consultare le novità librarie e accedere a postazioni computerizzate, ma soprattutto permette di offrire a tutti i visitatori servizi più innovativi.
Le finalità e il mandato della Biblioteca Malatestiana sono stati infatti ripensati in relazione ai bisogni di una società in rapida evoluzione tecnologica in cui il libro non è più l'unico supporto testuale: il centro dell'azione e dell'intervento è costituito dal lettore e dalle sue relazioni quotidiane, a tal punto da far prevalere il ruolo della Biblioteca come luogo relazionale, luogo di attrazione e d'incontro, "piazza" culturale della città.



Data Ultima Modifica:
07 Ottobre 2016

Data di Pubblicazione: 18/11/2014