CHIESA DI SANT'AGOSTINO
In questo luogo
esisteva un convento di frati Osservanti già nel 1260; nel 1457 esso fu ceduto, per
volere di Violante Malatesta, ai monaci Agostiniani, che intrapresero una vasta opera di
ristrutturazione e di decorazione della chiesa e del convento. Nel 1495 Antonio Aleotti
affrescò una cappella dedicata a San Sebastiano e nel 1513 Gerolamo Genga ricevette la
commissione dell'ancona per l'altar maggiore.
L'opera, terminata nel ,1520,
comprendeva numerosi dipinti tutti dispersi, tranne uno, al momento della soppressione
napoleonica. La bellissima "Disputa sull'Immacolata Concezione"
è oggi alla pinacoteca di Brera, i due Beati Agostiniani che la affiancavano sono
perduti, mentre due delle "Storie di Sant'Agostino" sono
state identificate all'Accademia Carrara di Bergamo e al South Carolina Museum di
Columbia. Nel 1747 l'architetto bolognese Giuseppe Antonio Landi fu incaricato del
progetto per il completo rifacimento del complesso: la sua proposta ottenne l'approvazione
di Luigi Vanvitelli, interpellato nella sua qualità di architetto pontificio. |

5.1 |
Sebbene non difettino testimonianze
d'archivio, la questione dell'effettiva paternità del progetto realizzato non può dirsi
risolta con certezza. Già nel secolo scorso gli storici locali davano per certa l'origine
vanvitelliana del disegno della chiesa esistente. Ricerche approfondite hanno confermato
che il Vanvitelli produsse un non meglio precisato "disegno novo" dopo
l'abbandono dell'opera da parte del Landi. Comunque sia, se è forse azzardato ritenere
che il progetto del Landi sia stato completamente ignorato, è certo, e una accurata
analisi stilistica (Rimondini) lo dimostra, che Luigi Vanvitelli ha avuto un ruolo non
secondario in questa impresa che, comunque, non condusse in prima persona.
Il cantiere della nuova fabbrica fu aperto nel 1752 e rimase attivo per oltre due decenni,
contando anche sull'apporto di altri architetti: Pietro Carlo Borboni, ritenuto l'autore
del campanile, Agostino Azzolini e il romano Nicola Fagioli, che curò i lavori nel
convento. Nel 1797 la chiesa divenne parrocchiale e la proprietà del convento fu divisa
tra la Curia Vescovile (locali della canonica) e il Comune.
Iniziava per il convento una storia di progressivo abbandono e di degrado che ha raggiunto
ai nostri giorni un livello veramente preoccupante soprattutto nella parte (la più
consistente) di proprietà comunale, adibita ad autoparco. La necessità di un radicale
restauro appare assolutamente improcrastinabile tanto più che negli ultimi anni si sono
verificati anche alcuni crolli.

5.2 |
L'orientamento della chiesa fa sì che
l'immagine architettonica privilegiata all'esterno sia quella offerta dal fianco che
prospetta su piazza Aguselli. Làa facciata, rimasta peraltro incompiuta, sorge infatti in
un piccolo slargo secondario, mentre gli altri lati sono inglobati nel complesso
conventuale.
La caratterizzazione dell'imponente edificio è affidata principalmente, all'esterno,
all'articolazione dei volumi unificati da un ordine di lesene binate e alla teoria dei
contrafforti a voluta in pietra bianca che spiccano sulla vasta campitura in cotto.
L'interno ha pianta longitudinale con tre cappelle per lato. L'incrocio della navata con
l'appena pronunciato transetto si risolve in una imponente tribuna a pianta
ottagonacoperta da quattro vele raccordate in una struttura ogivale.
L'ossatura strutturale è affidata a lesene corinzie binate riprese, a soffitto, dalle
costolature impostate sulla trabeazione e, a terra, dalle fasce in pietra che delimitano
le campiture in cotto del pavimento. |
L'ossatura strutturale è affidata a lesene
corinzie binate riprese, a soffitto, dalle costolature impostate sulla trabeazione e, a
terra, dalle fasce in pietra che delimitano le campiture in cotto del pavimento. La volta
a botte della navata reca unghie fortemente incise in corrispondenza delle finestre. Il
sobrio apparato di stucchi è opera di un non meglio conosciuto Giorgio Scala, qui attivo
nel 1763-64.
La bottega dei Pistocchi eseguì le opere in pietra e, dal 1770 al 1777, il pittore
Giuseppe Milani operò con i figli per una sede molto diversificata di commissioni sia
nella chiesa che nel convento; tra queste tutte le ancone, dipinte a quadratura. Si inizi
la visita dall'ingresso principale, con la bussola lignea realizzata da Fabio Urbini
(1778-79).
Nella prima cappella a destra, sul fastigio dell'ancona (dei Milani), due angeli a
monocromo bianco reggono un ovale con "Sant'Agostino che dona
l'elemosina". La tela che raffigura "Le Sante Caterina,
Lucia, Agata, Apollonia, altri Santi Agostiniani e la Fede" è di Giuseppe
Milani. Nella cornice alla parete di destra, "San Giovanni Battista",
affresco frammentario, rarissimo esempio superstite di pittura del Trecento a Cesena.
Nella cappella successiva, tela con "I Santi Sebastiano, Cristoforo e
Rocco", di Giuseppe Milani.
Nella terza cappella l'ancona dipinta è quasi completamente celata da un'altra ancona
lignea fastosamente intagliata, opera (Savini, com. orale) di Michele Antonio Fava da
Busca, attivo a Cesena dal 1701 al 1737, modificata dagli Urbini negli anni Sessanta del
Settecento.
Già nella distrutta chiesa di San Francesco di Paola, conteneva in origine la tela
raffigurante quel santo, oggi conservata in canonica e sostituita da una scultura
devozionale di Filippo Scandellari. Il pulpito e i quattro confessionali della tribuna
furono intagliati da Giovanni Urbini a partire dal 1756. Alle pareti, due ancone dipinte a
quadratura dal Milani: in quella di sinistra, gruppo scultoreo ligneo cinquecentesco
raffigurante "Gesù crocfisso, la Madonna e San Giovanni Evangelista",
attualmente in restauro, dalla chiesa di San Giovanni.
L'altar maggiore, disegnato da Fabio
Urbini, fu ultimato nel 1776. Il coro in noce con doppia fila di stalli è di Giovanni
Urbini (1756) mentre gli ovali sulle fineste dell'abside sono di Giuseppe Milani. L'ancona
in stucco collocata sulla parete di fondo con due angeli che reggono un
"pannarone" fu modellata nel 1772 da Francesco Callegari: contiene, nella parte
superiore, una riproduzione fotografica dell'Annunciazione di Gerolamo Genga, unico
frammento della grande macchina decorativa rimasto a Cesena, il cui originale è visibile
in canonica. |

5.3 |
Sotto, "Sant'Agostino, San
Giovanni Evangelista e San Gregorio", tela di modesta qualità del
sacerdote Stefano Montanari.
Nella terza cappella a sinistra, bussola di Fabio Urbini (1778-79) sormontata da un "Sant'Agostino"
a monocromo bianco entro una quadratura, di Giuseppe Milani. Nella cappella successiva,
all'intemo dell'ancona dei Milani, che reca nel fastigio un "San
Giuseppe", tela con "La strage degli innocenti"
attribuita (Arcangeli) a Giambattista Razzani.
Nella prima cappella a sinistra, tela di Cristoforo Serra (1670) raffigurante L'Immacola
Concezione e i Santi Giacomo Maggiore ed Erasmo Vescovo, sagomata nella parte
superiore per essere inserita, nel Settecento, nell'ancona dei Milani che reca un ovale
con "Dio Padre sorretto da due angeli" a monocromo.
Nella sacrestia si conservano arredi lignei seicenteschi e una cinquecentesca "Visitazione".
Su richiesta è possibile accedere a una piccola quadreria allestita in un ambiente della
canonica.
Nella parete di fondo, "La Vergine col Bambino, Sant'Agostino e Santa Maria
de'Pazzi" de'Pazzi, affresco di Giuseppe Milani entro una cornice a
trompe-l'oeil. A destra, nell'angolo, Santa Cecilia", tela
presumibilmente del XIX sec. Segue la bellissima "Annunciazione"
di Gerolamo Genga, recentemente restaurata.
Rettangolare in origine, fu ridotta in forma ovale quando Francesco Callegari realizzò la
nuova ancona per l'altar maggiore. Di seguito, "San Nicola da
Tolentino" di Cristoforo Serra (1655) e, sull'altra parete, "San
Giovanni Evangelista", attribuito a Giambattista Razzani.
Sulla scala, "Tre Santi Martiri" di anonimo e "La
visione di San Giovanni Evangelista", tela di ambito zuccaresco, forse
(Colombi Ferretti) di Filippo Bellini. Segue un "Gesù crocifisso"
di anonimo settecentesco e il già ricordato "San Francesco di Paola".
In un altro ambiente della canonica sono conservati una piccola tela con "San
Matteo e l'angelo", del Milani e una "Madonna col
Bambino" su tavola. Notevole è anche la ricca collezione di reliquiari e
paramenti sacri.
5.1 Chiesa di Sant'Agostino: L'Annunciazione di G. Genga
5.2 Chiesa di Sant'Agostino: l'abside
5.3 Chiesa di Sant'Agostino: la canonica
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