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L'orfanotrofio
è stato soppresso solo dopo il 1960. Restaurato a partire dal 1975
il complesso è oggi un importante punto di riferimento per la vita
cittadina ospitando, oltre a un certo numero di abitazioni, una
grande quantità di attrezzature pubbliche: la Pinacoteca Comunale,
un cinema, un ristorante, una videoteca, una fonoteca, il Liceo
Musicale, sedi di associazioni e varie altre attività. Della chiesa,
che conteneva un tempo un quadro di Giuseppe Milani (autore anche
di affreschi nella perduta cappella del SS.mo Sacramento), rimane
oggi soltanto l'invaso, che costituisce l'ingresso al cinema e al
ristorante. Interessa ricordare che nella sala oggi occupata dal
cinema erano collocati i sessantadue stalli del coro delle monache
le quali, attraverso un sistema di grate, potevano seguire debitamente
appartate le funzioni celebrate nella chiesa al piano inferiore.
La parte architettonicamente più interessante dell'ex convento è
il cortile della loggetta, cui si accede da una porta in fondo all'androne
dell'ingresso principale. La loggia in laterizio al piano terra
appartiene probabilmente alla parte più antica dell'edificio, mentre
la loggetta in pietra al piano superiore risale ai rifacimenti quattrocenteschi.
Dall'androne si prenda la scala a destra: al primo piano si trova
l'ingresso alla Pinacoteca Comunale. Il museo, che raccoglie opere
pervenute in proprietà comunale in tempi e per vie diverse, è stato
aperto nel 1984 per consentire la permanente esposizione di una
raccolta che, se non può dirsi sufficientemente completa né omogenea,
merita di essere conosciuta. Il catalogo è disponibile all'interno;
va segnalata inoltre la bella iniziativa di pubblicare mensilmente
una scheda che analizza una delle opere esposte.
PINACOTECA COMUNALE
Salone centrale: nel primo settore sono esposti
frammenti di affreschi quattrocenteschi provenienti da diversi conventi
cittadini. Sulla parete destra, "La Vergine Annunziata, San Biagio
Martire e La Madonna del latte da Sant'Agostino", attribuite al
cosiddetto "Maestro di Castrocaro", attivo intorno alla metà del
Quattrocento. Dello stesso è la "Madonna in trono col Bambino" proveniente
da un edificio attiguo al Palazzo del Ridotto, demolito nel 1871.
L'affresco con "San Biagio protettore" e quello, sulla parete di
fronte, con "La Madonna dell'Umiltà e l'Arcangelo Raffaele con Tobiolo",
parti probabilmente di un unico ciclo, furono rinvenuti nel 1902
nello stesso convento di San Biagio. Di ardua attribuzione, spettano
probabilmente a un pittore romagnolo attivo negli ultimi decenni
del Quattrocento. Segue, a destra, una "Madonna della pera" dubitativamente
assegnata alla bottega di Bitino da Faenza e datata al 1410 circa.
"La Madonna in trono col Bambino, Sant'Antonio Abate e l'Arcangelo
Michele" di Antonio Aleotti, firmata e datata (1510), proviene dall'antico
ospedale di Sant'Antonio in Chiesanuova. Recentemente è stato attribuito
all'Aleotti anche il "San Sebastiano" che costituisce il pannello
centrale del trittico esposto sulla parete di fronte. Ai lati, "San
Rocco e San Cristoforo" di Francesco Zaganelli da Cotignola. Segue,
a sinistra, un Ritratto del vescovo Filasio Roverella di recente
assegnato all'anonimo "Maestro dei Baldraccani", un pittore romagnolo
attivo fra il 1480 e il 1510. Seguono due frammenti di tavola di
un altro anonimo pittore romagnolo del primo Cinquecento con San
Gregorio Magno e un Ritratto di committente. Frammento di una tavola
più ampia è anche il "Cristo e l'adultera" di Bartolomeo Coda. Segue
un'importante tavola di Scipione Sacco con "Cristo in cattedra e
i Santi Paolo, Stefano, Tommaso d'Aquino, Andrea, l'Arcangelo Raffaele
e Tobiolo, da San Domenico", datata (1537) e documentata. Commissionata
dalla famiglia Lancetti è la prima opera certa del Sacco, artista
del quale rimangono assai scarse testimonianze. Alle pareti di destra
sono esposti una "Deposizione" di Giovanni Battista Bertucci il
Giovane (c. 1580), una "Adorazione dei Magi", una "Crocefissione"
e un "Cristo Redentore", opere cinquecentesche di bassa qualità,
e una bella "Crocifissione" di scuola forlivese del Cinquecento.
Segue, sempre a destra, il gruppo di cinque opere del Sassoferrato
possedute dalla Pinacoteca. Le due tele con "L'Arcangelo Gabriele
e La Vergine Annunziata" furono donate alla basilica del Monte nel
1686 dall'abate del convento. Le altre tele rappresentano "La Vergine
col Bambino", "La Vergine Annunziata", "La Vergine Addolorata".
Segue la bella tela di Cristoforo Serra con "San Filippo apostolo
e Santa Francesca Romana", da un altare laterale della chiesa di
Sant'Anna. La tela appartiene alla decorazione eseguita dal Serra
nei primi anni dopo il 1660. Nella parete di fondo, Deposizione
dell'imolese Gaspare Sacchi, lunetta dall'abbazia del Monte, dipinta
presumibilmente fra il 1528 e il 1536. A sinistra, bel "Ritratto
di giovane musico" del bolognese Bartolomeo Passerotti, databile
circa al 1560-65. Seguono, alla parete di sinistra, "L'estasi di
San Guarino" di Giambattista Razzani, da Santa Croce (c. 1630) e,
dello stesso, un "Ritratto del cappuccino Tommaso da Caltagirone",
datato 1642. Dopo un "San Francesco in estasi" di anonimo e una
"Santa Caterina che legge" di ambito toscano seicentesco, la visita
alla sala termina col bellissimo "Suicidio di Sofonisba" del veneto
Gerolamo Forabosco, databile circa al 1660.
Corridoio sinistro: dopo una "Madonna col Bambino,
San Francesco e Sant'Antonio da Padova" derivata da Guido Reni,
l'eccezionale "Sacrificio di Ifigenia" di Giambattista Piazzetta,
nella collezione comunale dal 1888. Attribuito prima a Giambattista
Tiepolo, poi al Pittoni e al Capella, è stato definitivamente assegnato
al Piazzetta in seguito al ritrovamento del disegno preparatorio
(Pierpont Morgan Library, New York). Il disegno è datato 1750: l'opera
appartiene dunque all'estrema attività del pittore veneziano. Segue
una "Madonna col Bambino e San Felice da Cantalice" di Bartolomeo
Gennari, dal convento dei Cappuccini (c. 1650). Seguono un "Uomo
col gatto" del Todeschini e un imponente "Ritratto di papa Pio VI
Braschi" erroneamente attribuito a Pompeo Batoni ma, in realtà,
derivante da una incisione pubblicata nel 1780 che riproduce con
qualche variante un quadro di Giovanni Domenico Porta (Museo di
Roma, Roma). È interessante notare come lo sfondo dell'originale
(la basilica diSan Pietro) sia stato sostituito qui con una veduta
di Cesena che riproduce quella celeberrima disegnata dallo Hackert
e incisa dal Lacroix nel 1776. Anche il "Ritratto di Pio VI seduto",
firmato dal cesenate Agostino Plachesi, deriva da un'opera del Porta,
più volte replicata e incisa, di cui si conosce un esemplare conservato
a Versailles. Seguono due tele con "Il Genio della Vita" e "Il Genio
della Morte" di ambito cignanesco e un "Ritratto di Francesco Fattiboni"
di Agostino Plachesi, attivo nella seconda metà del Settecento.
Dopo "La Carità" (1742) del cesenate Francesco Andreini sono esposti
i quindici bozzetti per gli affreschi di Santa Maria del Monte di
Giuseppe Milani (1773-74), bellissimo gruppo di opere che meriterebbe
un'esposizione più adeguata. Di fronte, "La Vergine con San Luigi
Gonzaga", sempre del Milani, dipinto nel 1748 per il Conservatorio
delle Pericolanti. Nell'ltimo settore sono notevoli soprattutto
tre tele del cesenate Vincenzo Baldacci. "Il Filottete morente"
fu inviato da Roma quale prova della fruttuosità degli studi che
il giovane conduceva all'Accademia. Di fronte, dello stesso, "I
funerali di Ettore" e un "Ritratto di Napoleone Bonaparte". Nella
parete di fondo, "L'entrata di Pio VII a Cesena" di Enea Peroni
(1839).
Corridoio destro: sono esposte opere novecentesche,
nel complesso di scarsa importanza rispetto alla statura degli artisti
rappresentati. Ricordiamo un "Ritratto del conte Pasolini" e un
"Ritratto di donna" di Anselmo Gianfanti, un "Ritratto di madre
e figlia", "Una Natura morta" di Gino Barbieri, due "Vedute del
Cesuola" di Giordano Severi, un "Autoritratto di Fortunato Teodorani"
e una "Veduta dalle colline di Cesena" di Giannetto Malmerendi.
La produzione di artisti contemporanei del livello di Alberto Sughi,
Giovanni Cappelli e Luciano Caldari è decisamente meglio rappresentata
da alcune opere grafiche piuttosto che dalle tele esposte. Nell'ultimo
settore della sala, opere di artisti contemporanei non cesenati:
Mario Schifano, Luigi Veronesi, Renato Guttuso, Giorgio Morandi,
Corrado Cagli, Emilio Greco, Domenico Purificato.
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