Descrizione
Una mattinata dedicata alla conoscenza diretta dei servizi territoriali che operano a sostegno delle persone più fragili. L’Assessora regionale al contrasto della povertà Elena Mazzoni ha fatto tappa a Cesena per visitare alcune realtà comunali e dell’Unione dei Comuni Valle del Savio impegnate nell’accoglienza e nell’accompagnamento delle persone senza dimora e in condizioni di marginalità che vivono sul territorio. Ad accompagnarla nel percorso sul territorio sono stati il Sindaco Enzo Lattuca, l’Assessora ai Servizi per la persona e la famiglia Carmelina Labruzzo, la Dirigente del settore Servizi sociali Elisabetta Scoccati, le responsabili dei servizi, insieme agli operatori e alle organizzazioni coinvolte. Presenti inoltre i consiglieri regionali Francesca Lucchi, Valentina Ancarani e Daniele Valbonesi.
Un percorso di visita e un tavolo di lavoro. La visita dell’Assessora Mazzoni si inserisce in un percorso di conoscenza dei servizi locali impegnati nel contrasto alla povertà e nella costruzione di politiche di inclusione. L’incontro ha evidenziato il valore del lavoro di rete tra istituzioni pubbliche, cooperative sociali e associazioni, capace di offrire risposte diversificate: dall’accoglienza immediata agli spazi di socialità, fino ai progetti abitativi e di accompagnamento verso l’autonomia.
“Le esperienze che ho potuto conoscere oggi – commenta l’Assessora regionale Elena Mazzoni – sul territorio mostrano con grande chiarezza quanto siano fondamentali i servizi di prossimità per intercettare le fragilità e costruire percorsi di inclusione reali. Il contrasto alla povertà e alla marginalità non si realizza con interventi isolati, ma attraverso una rete solida tra istituzioni, servizi sociali, terzo settore e comunità. Luoghi di accoglienza, spazi di socialità e progetti abitativi non sono solo risposte ai bisogni immediati, ma strumenti per ricostruire relazioni, dignità e autonomia. Come Regione Emilia-Romagna vogliamo continuare a sostenere e rafforzare queste reti territoriali, perché è nei territori che si costruiscono le risposte più efficaci e umane alle nuove forme di vulnerabilità”.
“In questi anni - commenta l’Assessora ai Servizi per la persona Carmelina Labruzzo - siamo andati incontro al bisogno che è cambiato, soprattutto negli ultimi cinque anni. Attraverso la sinergia con il terzo settore, e con la Regione, e non meno grazie alle risorse PNRR, siamo stati in grado di rispondere a situazioni di fragilità e di degrado. Lo facciamo ogni giorno rendendo la nostra comunità consapevole e vicina a queste stesse situazioni”.
Lo Spazio sociale diurno: un luogo aperto a tutti
Tra le tappe della visita lo Spazio sociale diurno, gestito dalla cooperativa Piazza Grande, punto di incontro e aggregazione aperto a tutta la cittadinanza. Lo spazio è accessibile senza alcuna soglia di ingresso ed è aperto ogni giorno, dalle ore 14:30 alle 19:30. Negli ultimi anni il servizio ha intrapreso un percorso di rinnovamento, a partire proprio dal nome: non più semplicemente ‘centro diurno’, ma Spazio Sociale, per sottolineare la volontà di essere un luogo aperto, inclusivo e non destinato a una sola categoria di persone. Qui si svolgono attività ludiche, ricreative e laboratoriali, individuali e di gruppo, con l’obiettivo di favorire la socialità e la partecipazione. Gli operatori accompagnano le persone nella costruzione di momenti di condivisione e auto-organizzazione, con un’attenzione particolare alle minoranze e alla creazione di opportunità di relazione tra partecipanti con e senza dimora. All’interno dello spazio è attivo anche il servizio Fermo Posta, utilizzato attualmente da 59 persone senza dimora.
Nel corso del 2025 lo Spazio Sociale Diurno ha registrato 9.057 accessi complessivi e 244 persone diverse, di cui 90 entrate per la prima volta durante l’anno. La maggior parte degli accessi riguarda uomini (223) mentre le donne sono state 21. Tra i frequentatori si registra una presenza significativa di giovani tra i 18 e i 40 anni, con provenienze soprattutto da Tunisia, Italia e Marocco. Durante l’anno sono stati inoltre avviati laboratori e collaborazioni con associazioni del territorio, tra cui la Croce Rossa Italiana per momenti informativi sulla salute, Mission Sabaoth per attività conviviali e ludiche e alcune associazioni sportive per facilitare l’accesso allo sport delle persone senza dimora, come la giornata calcistica “A piede libero”.
Il progetto “Abitare Di Più”: convalescenza e supporto per chi esce dall’ospedale
La delegazione ha poi approfondito il progetto ‘Abitare Di Più’, realizzato dalla Fondazione Opera Don Dino insieme alla cooperativa Piazza Grande e avviato attraverso il finanziamento PNRR (Missione 5 – Inclusione e coesione) e poi in via di consolidamento attraverso in finanziamento regionale Integra. Il progetto si inserisce nel modello Housing First e offre accoglienza temporanea e supporto educativo a persone senza dimora in dimissione da ospedali o strutture sanitarie, che necessitano di un periodo di convalescenza o di monitoraggio delle terapie. Il servizio dispone di due appartamenti: uno per uomini con 6 posti letto in via Maratona e uno per donne con 4 posti in via del Mare. Un’équipe composta da un coordinatore e due operatori educativi lavora in stretta collaborazione con i Servizi sociali dell’Unione Valle Savio e con una rete territoriale che coinvolge accoglienze notturne e diurne, Caritas, l’Unità di strada “Via delle Stelle” e la Croce Rossa Italiana.
L’accoglienza notturna di piazzetta Ravaglia
La visita ha riguardato anche la struttura di accoglienza notturna di piazzetta Ravaglia, che rappresenta uno dei principali punti di riferimento per le persone senza dimora sul territorio. La struttura è aperta tutti i giorni dell’anno dalle 20 alle 8 del mattino e può ospitare 22 posti letto ordinari, ai quali si aggiungono 3 posti dedicati al PrIS. Durante il periodo più freddo, tra il 1° dicembre e il 31 marzo, la capienza viene ampliata con ulteriori 5 posti per fronteggiare l’emergenza freddo, arrivando fino a 30 posti complessivi. L’obiettivo del servizio non è soltanto offrire un riparo notturno, ma costruire percorsi di accompagnamento verso l’autonomia, mettendo la relazione con le persone accolte al centro dell’intervento. Gli ospiti vengono coinvolti nella vita della struttura e nella definizione dei propri progetti individuali, superando la logica del semplice dormitorio. Nel 2025 la struttura ha registrato 290 accessi complessivi per 79 persone, di cui 68 uomini e 11 donne. Tra queste, 47 risultavano residenti nei comuni dell’Unione Valle del Savio, mentre 32 provenivano da fuori territorio o erano senza residenza. Le provenienze più frequenti sono Italia e Tunisia, seguite da Algeria, Gambia, Nigeria, Senegal e Marocco.
A fine mattinata l’incontro con gli organi di informazione locali in Biblioteca Malatestiana.