Descrizione
“Il 20 ottobre 1944 le truppe alleate dell’Ottava Armata e i partigiani entravano a Cesena, segnando la fine di un lungo periodo di oscurità e di angoscia. Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale dichiarava l’insurrezione contro l’occupazione nazifascista segnando la Liberazione del Paese. La guerra di Liberazione fu una grande lotta di popolo, combattuta insieme alle forze armate alleate. Tantissimi – civili, militari, religiosi, forze armate e forze dell’ordine, servitori di uno Stato che si era dissolto – pagarono questa scelta con la prigionia o con la loro stessa vita. La libertà che riconquistarono, esercito alleato e partigiani insieme, trovò compimento nella nostra Costituzione”.
Con queste parole, il Sindaco Enzo Lattuca ha dato oggi avvio alle celebrazioni istituzionali dell’81° anniversario della Festa della Liberazione, introdotte nella mattinata, alle ore 09:00, dal Presidente del Consiglio comunale Filippo Rossini e dall’Assessore alla Cultura Camillo Acerbi al cimitero del Commonwealth, dove riposano i soldati morti nel corso della seconda guerra mondiale tra cui il canadese Ernest Smith, che guidò i suoi uomini nella traversata del fiume Savio. La cerimonia si è svolta alla presenza di un ampio pubblico di cittadini che, in un clima festoso e partecipato, ha sfilato in corteo dalla Barriera Cavour fino al Monumento ai Caduti di viale Carducci. Dopo la deposizione della corona commemorativa, il Sindaco, affiancato dal Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha preso la parola per il suo intervento.
“Il nostro 25 aprile è – ha detto – innanzitutto un tributo, a chi non si è piegato alla dittatura e ai torti del ventennio, a chi ha combattuto per la Resistenza, alle donne e agli uomini che l’hanno sostenuta, che non hanno tradito magari per paura. Per questo oggi occorre ricordare che la Repubblica democratica nata dalla Resistenza è stata il frutto di una conquista. Non è scontata, non è una condizione naturale, non è necessariamente per sempre”.
“Questo anniversario è anche una festa. La festa della liberazione che vive con momenti ufficiali come questo e con tanti anche più festosi ma non meno sentiti e sinceri. Spesso ci si chiede se è una festa di tutti? Lo ha spiegato in maniera chiarissima l’onorevole Giorgio la Malfa da questo podio l’anno scorso: Se c’è qualcuno che lo vive come un lutto e non come una festa, citando le parole di Almirante in Parlamento, ciò è da considerarsi un problema serio ma non una responsabilità di chi è qui con noi oggi! Sono passati 80 anni chi non ha finito di fare i conti con la storia è in grave ritardo”.
Memoria attiva che si traduce in consapevolezza
La riflessione del Sindaco si è concentrata poi sul terzo aspetto della Liberazione, ovvero quello della memoria.
“Una memoria attiva – ha specificato – che si traduce in consapevolezza, nella capacità di attualizzare principi, valori, considerazioni che discendono da quella fondamentale pagina di storia, affinché siano ancora oggi utili e importanti per guidarci, per orientarci. La memoria ci aiuta in maniera decisiva a non perderci. Qual è il grande lascito della Liberazione, della fine della seconda guerra mondiale con la vittoria degli alleati e la sconfitta del nazifascismo?”.
“La pace, la pace tra i popoli. Relativa e mai assoluta, A maggior ragione con il superamento della divisione in blocchi del mondo uscito dalla seconda guerra mondiale, con il 1989 e il crollo del muro di Berlino si poteva sperare in una nuova epoca che archiviasse definitivamente la prospettiva di conflitti armati, segnando invece la vittoria indiscussa della democrazia come forma politica dominante in tutto il mondo, rispetto a forme residue di autocrazia”.
Indispensabile la consapevolezza e la responsabilità dei cittadini
“Avere memoria significa sapere da dove deriva. Avere memoria cosciente significa anche sapere che questa condizione è stata frutto di conquista, è un bene pubblico complesso e prezioso. Il rischio evidente è quello di dedicarci con la stanchezza, la pigrizia dell’abitudine. Al contrario per custodirlo e preservarlo è indispensabile il senso di responsabilità dei cittadini, la determinazione della militanza democratica arrivo a dire financo una certa disponibilità al sacrificio”.
“Dopo il 1989 il disarmo nucleare avrebbe potuto, e forse dovuto, consentire l’avvio di una fase di gestione pacifica delle conflittualità, invece si è lavorato per rendere nuovamente possibile la guerra convenzionale come scontro tra eserciti. Negli ultimi anni i conflitti crescono, anche alle porte dell’Europa. Se ne accendono di nuovi e cosa ancora più grave, nessuno pare in grado sullo scenario internazionali di agire per farli cessare. Non gli organismi internazionali che non sono mai stati così destituiti di autorevolezza, non le grandi potenze che assistono o ancora peggio destabilizzano. L’isteria di chi guida gli Stati Uniti d’America è credo l’immagine più plastica di questa deriva. Nazionalismi, odio tra i popoli”.
La Costituzione italiana difesa dai cittadini
“La nostra Costituzione, nata dopo il 25 aprile, non può essere piegata a interessi contingenti o modificata per togliersi un sassolino dalla scarpa: gli italiani quando avvertono questo scopo si uniscono e non lo consentono. Sanno unirsi quando si tratta di difenderla. Difendere la democrazia significa anche guardare alla dimensione concreta della politica, che nasce dall’economia e da ciò che accade nella società. Oggi assistiamo a forme di capitalismo che rifuggono le regole e finiscono per logorare le istituzioni democratiche. Non è accettabile una concentrazione di ricchezza tale da equiparare patrimoni privati ai bilanci di interi Stati; né è normale che soggetti economici possano influenzare le decisioni sovrane dei Paesi, arrivando a porre condizioni o minacce. Tutto questo deve indurci a riflettere: non si tratta di fenomeni lontani o separati, ma di insidie reali che incombono sulle nostre democrazie”.
La Repubblica democratica fondata dopo la guerra non è scontata
“Forse vi chiederete il senso, oggi, di queste parole. Credo che nel giorno in cui celebriamo la liberazione del nostro Paese da un’occupazione militare abbiamo il dovere di ricordare che chi, o perché obbligato o per scelta, anche etica, decise allora di combattere per liberarci dal giogo del nazifascismo, voleva liberarci una volta per tutte dalla guerra. E allo stesso tempo dobbiamo ricordare che la repubblica democratica che da allora è stata fondata, con una conquista, non è scontata, non è una condizione naturale, non è necessariamente per sempre. La minaccia non è solo quella delle rievocazioni, della nostalgia, dei movimenti neofascisti. Che pure non siamo disposti a tollerare, ad ignorare a minimizzare”.
Le conclusioni affidate alle parole dell'antifascista Antonio Gramsci
“A ben vedere pace, democrazia, libertà, diritti appaiono sotto assedio. Per essere all’altezza degli eroi della Resistenza che oggi celebriamo, dobbiamo essere disponibili a rinunciare all’indifferenza, a rompere l’assedio, a difendere le grandi conquisti dello spazio democratico, a capire quanto più possibile il tempo in cui viviamo a resistere se necessario. Come? Prendo a prestito le parole di Antonio Gramsci, un antifascista che non ha potuto festeggiare il 25 aprile 1945: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. Viva la Resistenza, Viva la democrazia, Viva la repubblica italiana!”.