Cesena celebra l’82esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

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Il Vicesindaco Christian Castorri: “I giovani siano staffette di memoria e valori democratici”

Data pubblicazione:
20 Ottobre 2026
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Cesena ha celebrato questa mattina, sotto il porticato di Palazzo Albornoz, l’82esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, avvenuta il 20 ottobre 1944. La cerimonia istituzionale, inserita nel calendario di iniziative promosse dalla Presidenza del Consiglio comunale e dall’Amministrazione comunale insieme ad ANPI e all’Istituto storico, è stata scandita dalla deposizione della corona commemorativa da parte del Vicesindaco Christian Castorri, affiancato dal Viceprefetto vicario di Forlì-Cesena Fabio De Fanti, in un momento di raccoglimento e di omaggio alle donne e agli uomini che contribuirono alla riconquista della libertà. Presenti inoltre le associazioni d’arma e combattentistiche, le autorità civili e militari insieme ai rappresentanti dei quartieri e del Consiglio comunale.

Nel suo intervento, il Vicesindaco ha ripercorso i giorni che precedettero la Liberazione, segnati da mesi di paura, bombardamenti, devastazioni, rappresaglie ed eccidi, ricordando anche i vent’anni di dittatura fascista che avevano preceduto la guerra. Il 20 ottobre 1944, l’ingresso a Cesena delle truppe alleate dell’Ottava Armata e dei partigiani segnò infatti la fine dell’occupazione e l’inizio di una nuova stagione per la comunità.

Giovani romagnoli che parteciparono alla lotta per la libertà

“La guerra di Liberazione – ha commentato il Vicesindaco Castorri – fu una grande lotta di popolo combattuta insieme alle forze armate alleate. Una lotta sostenuta dalla solidarietà della popolazione e combattuta da partigiani e partigiane, militari italiani e forze alleate, uniti dall’obiettivo di riconquistare la libertà. Nel ricordo della Liberazione hanno trovato spazio anche le storie di chi, spesso lontano dalla propria terra, sacrificò la vita per sconfiggere il nazifascismo. È questo il caso del sergente canadese Ernest Smith, protagonista nell’ottobre del 1944 della traversata del fiume Savio in piena, e dei 775 soldati dei Paesi del Commonwealth sepolti nel Cimitero militare di Sant’Egidio, caduti durante la Seconda guerra mondiale. Tra loro anche sei nativi americani arruolati volontariamente nell’esercito canadese”.

Una lotta che ha trovato compimento nella Costituzione

Il discorso ha ribadito con forza il legame tra la Resistenza e i principi fondanti della Repubblica: la libertà riconquistata con la lotta, ha messo in luce il Vicesindaco, “ha trovato compimento nella Costituzione, che indica ancora oggi la strada della democrazia, dell’uguaglianza e della giustizia”.

“La libertà di cui godiamo da oltre 80 anni – ha proseguito – la democrazia che è stata costruita, l’uguaglianza e la giustizia che la Costituzione ci prescrive di ricercare sono figlie di questa storia sofferta e di generazioni che le hanno conquistate con dolore, sacrificio, impegno. A loro prima di tutto va la nostra riconoscenza. A noi spetta il dovere di ricordare, senza alcuna cultura della rimozione. Anzi, con il dovere di continuare a distinguere le ragioni patriottiche della democrazia e della libertà dal torto oppressivo della dittatura fascista. Ricordare quei giorni significa rendere omaggio a chi non si piegò. Ai giovani e alle giovani della Resistenza che scelsero la montagna e la clandestinità per restituirci la dignità; alle famiglie cesenati che aprirono le porte delle proprie case e dei propri poderi per nascondere perseguitati, ebrei, partigiani, mettendo a rischio la propria vita in nome di un senso profondo di umanità; ai tanti soldati caduti lontani dalla propria terra per la libertà della nostra”.

La memoria non è un semplice monumento di pietra

“La memoria – ha ricordato Castorri – è un patto attivo. Le donne e gli uomini del 1944 ci hanno consegnato molto più di una città ricostruita dalle macerie: ci hanno consegnato dei valori. La democrazia, la giustizia sociale, il rifiuto di ogni forma di sopraffazione e di violenza, il rispetto per la dignità umana. Oggi, di fronte alle sfide di un mondo spesso lacerato da nuovi conflitti e dall’indifferenza, la Liberazione di Cesena ci ricorda che la libertà non è una condizione naturale o garantita per sempre: è un bene fragilissimo che va custodito e alimentato ogni giorno con le nostre scelte, la nostra partecipazione civile e la ricerca costante della pace. E, badiamo bene. La pace non è solo assenza di guerra, ma costruzione attiva. La pace non equivale semplicemente a una tregua armata o alla cessazione temporanea delle ostilità. Essa richiede: Giustizia sociale ed economica, lottando contro le disuguaglianze e la rivalità per le risorse naturali (acqua, energia, territori fertile). Di disarmare il linguaggio, opponendoci alla polarizzazione mediatica e al rifiuto del dialogo, elementi che trasformano l’altro in un nemico assoluto anziché in un interlocutore. Educazione alla cooperazione, promuovendo la cultura del compromesso razionale e del rispetto dei diritti individuali e collettivi a partire dalla vita quotidiana e dalle comunità. Ecco allora che a noi, e soprattutto ai nostri giovani, spetta il compito di fare da staffette per questa memoria. Raccogliere quel testimone, far camminare sui nostri passi quegli ideali di libertà e democrazia e gridare, oggi come allora: Viva Cesena libera, viva la Resistenza, viva la Repubblica”.

Ultimo aggiornamento: 20/10/2026, 11:36

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