Esposto all’Accademia Carrara di Bergamo uno dei manoscritti custoditi dalla Biblioteca Malatestiana

Dettagli della notizia

L’occasione è data dalla mostra nazionale ‘Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna’

Data pubblicazione:
28 Febbraio 2026
Tempo di lettura:

Descrizione

A partire da oggi, venerdì 27 febbraio, fino a martedì 2 giugno il manoscritto D.XIV.1 della Biblioteca Malatestiana sarà esposto all’Accademia Carrara di Bergamo nell’ambito dell’esposizione ‘Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna’, una delle mostre più attese della stagione espositiva nazionale, a cura di Paolo Plebani. Un progetto che affronterà, con rigore storico e apertura interdisciplinare, sette secoli di uno degli oggetti culturali più complessi e affascinanti dell’Occidente: il mazzo dei tarocchi.

Cuore dell’esposizione un evento eccezionale: dopo cent’anni verranno ricostruite le 74 carte del cosiddetto ‘Mazzo Colleoni’, il più completo al mondo tra quelli antichi giunti fino a noi, riunendo le carte oggi divise tra l’Accademia Carrara, la Morgan Library di New York e una collezione privata. In mostra le carte Colleoni dialogheranno con altri mazzi storici originali, consentendo di seguire l’evoluzione iconografica e culturale dei tarocchi insieme a dipinti, arazzi, volumi, manoscritti e incisioni. Accanto ai prestiti di grandi istituzioni nazionali e internazionali, la Biblioteca Malatestiana è presente con uno dei suoi manoscritti più significativi.

Il codice D.XIV.1, composto di 113 carte, di cui 72 miniate, contiene i cinque libri del De consolatione philosophiae di Severino Boezio ed è esposto in mostra aperto sulla carta iniziale che presenta una lettera figurata C con Boezio infermo a letto, assistito dalle Muse, mentre riceve la visita della Filosofia. L’iniziale è accompagnata da un fregio che contorna il testo con figure di cerbiatti. Nel margine superiore un angelo distende uno stendardo con la scritta “Quis permisit has scenicas meretriculas accedere ad aegrotum istum?” – “Chi ha permesso a queste piccole di avvicinarsi a quest’uomo malato?”.

Ma è soprattutto l’immagine nella parte bassa della carta ad aver attratto l’attenzione dell’Accademia Carrara in occasione della mostra. La rappresentazione della Fortuna che gira la ruota, Il Fortunato e lo Sfortunato, è fortemente legata all'iconografia dei tarocchi. Attorno alla Fortuna che gira la ruota di leggono le parole: “Hunc continuum ludum ludimus rota volubili in orbe versamur […] infimis mutare gaudemus”- “Noi giochiamo a questo gioco continuo, giriamo su una ruota che gira nel mondo […] ci dilettiamo nel cambiare le cose più insignificanti”.

Il manoscritto, che conserva la caratteristica catena in ferro battuto con cui è assicurato al quattordicesimo banco della fila di destra della biblioteca, è un codice di lusso, verosimilmente realizzato a Pavia verso la fine del XIV secolo, come sembra confermare l’identificazione dei due stemmi di carta 1 in quelli di Baldo degli Ubaldi, giurista bolognese chiamato a insegnare all’Università di Pavia nel 1390, e probabile possessore del manoscritto, e della famiglia milanese dei Martignoni, fra i cui membri andrà ricercato il committente del codice. Anche la decorazione rimanda all’ambiente pavese, ed è stata attribuita a Pietro da Pavia o comunque alla sua bottega.

Ultimo aggiornamento: 02/03/2026, 10:22

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito? 1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli? 2/2

Inserire massimo 200 caratteri