Cos'è
Domenica 8 marzo, alle ore 17:00, l’Aula Magna della Malatestiana ospiterà la conferenza del professor Marino Biondi, già docente all’Università di Firenze, dal titolo ‘Eco era un’eco. Dare ordine al mondo. Il legislatore dei segni (1932-2016)’. L’iniziativa, promossa dalla Biblioteca Malatestiana, si inserisce nel ciclo di incontri dedicati al decennale della scomparsa di Umberto Eco (19 febbraio 2016), figura centrale del panorama culturale italiano e internazionale del Novecento.
“Ci siamo chiesti nell’epoca più caotica della nostra storia – commenta il professore Biondi – se Umberto Eco ancora ci fosse stato, come avrebbe letto questo presente, e cosa ci avrebbe fatto capire. Da qui siamo partiti, da un disordine mondiale, e dal nostro sgomento, per inserire la voce Eco, ordinatore enciclopedico del sapere, in un ciclo di incontri, nel decennale della morte (19 febbraio 2016). Chi è stato Eco, è difficile dire in pochi giri di frase. Appariva alla fine come l’ultimo enciclopedico, lui che aveva fondato e diretto Encyclomedia. Ironizzava però sull’immagine conclamata di sapiente. Aveva esordito come filosofo, storico della cultura medievale, dell’estetica di San Tomaso, e divenne storico e sociologo dei saperi contemporanei, dal fumetto alla televisione, dai fotoromanzi alle arti e alla letteratura d’avanguardia. Dal basso all’alto, dai vertici al trash, ogni forma di cultura non aveva segreti per il semiologo, primo cattedratico universitario a Bologna di questa disciplina. Ha scritto in un libro a lui dedicato, che s’intitola Umberto, il suo più recente biografo, Roberto Cotroneo: «il cognome spiegava bene la sua maniera di lasciare tracce per il mondo. Eco era un’eco. Una voce che correva dappertutto come qualcosa che era entrata a far parte della coscienza intellettuale di chiunque». Autore di innumerevoli studi (Apocalittici e integrati, La struttura assente, Opera aperta, Trattato di semiotica generale, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Il costume di casa, Il superuomo di massa) e di sette romanzi, di cui uno, Il nome della rosa, edito nel 1980, ha fatto il giro del mondo. Anche la Biblioteca Malatestiana che ci ospita, come le altre consorelle biblioteche storiche sparse per la penisola, è stata a suo modo protagonista di quel bestseller planetario. L’ultimo libro edito postumo è L’umana sete di prefazioni. Testi liminari 1956-2015 (La nave di Teseo, 2026).
Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017).
L’appuntamento dell’8 marzo sarà aperto dall’introduzione di Lucia Corrain, dell’Università di Bologna, con un intervento dal titolo ‘Ricordo di un professore’. La presentazione sarà affidata a Paolo Zanfini, Direttore Scientifico della Malatestiana. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.