Descrizione
Che cosa rende credibile un sapere? Come riconosciamo l’autorevolezza di chi ci governa, di chi produce conoscenza o di chi orienta le nostre scelte? E come si costruisce la fiducia in un mondo nel quale le trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche procedono più rapidamente delle categorie con cui siamo abituati a interpretarle? Sono le domande che attraversano la seconda giornata di Agorà Festival, in programma a Cesena dal 6 all’8 novembre 2026, dedicata al tema “Autorità e fiducia”.
La seconda edizione del Festival esplora le molte dimensioni di questo rapporto, partendo da un dato: l’autorità non coincide semplicemente con il potere di imporre una decisione, ma si fonda sul riconoscimento della sua legittimità e sulla fiducia di chi la accetta. Oggi, tuttavia, le autorità tradizionali – dalla scienza alla scuola, dalle istituzioni all’informazione – sono spesso messe in discussione, mentre acquistano visibilità nuove forme di influenza. In questo scenario diventa sempre più importante distinguere tra competenza e notorietà, tra conoscenza e opinione, tra autorevolezza e potere.
La giornata di sabato 7 novembre si aprirà alle 10.30, con due appuntamenti in contemporanea. Nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, il format Confronti porterà al centro il tema L’intelligenza artificiale cambierà il mondo: rischi, opportunità e nuove sfide tecnologiche e sociali. L’intelligenza artificiale non appartiene più soltanto ai laboratori di ricerca o alle aziende tecnologiche: sta entrando nella scuola, nel lavoro, nella sanità, nell’informazione e nelle relazioni quotidiane. La ricerca può aiutarci a comprendere che cosa queste tecnologie siano realmente in grado di fare, quali siano i loro limiti e quali trasformazioni possano produrre. Ma può anche aiutarci a porre le domande essenziali: di quali sistemi ci fidiamo, sulla base di quali evidenze e chi si assume la responsabilità delle decisioni affidate alle macchine? L’incontro è a cura del Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria (DISI), del Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione (DEI) e del Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari” (PSI) dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Campus di Cesena. A coordinare l’appuntamento sarà la giornalista Letizia Palmisano.
Sempre alle 10.30, nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, lo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, introdotto da Mariaelena Forti, giornalista del Corriere Cesenate, proporrà Autorità e autenticità. Come promuoviamo ciò che mangiamo. Tra i maggiori studiosi internazionali del rapporto tra cibo, cultura e società, Montanari mostrerà come anche ciò che portiamo in tavola sia il risultato di una lunga storia fatta di scambi, contaminazioni, tradizioni e costruzioni identitarie. Dietro parole come “tradizione”, “autenticità” e “tipicità” si nascondono domande tutt’altro che marginali: chi decide che cosa è autentico? Chi ha l’autorità per stabilirlo? E quanto delle nostre tradizioni è davvero immutabile? L’iniziativa è realizzata con il supporto di Conad.
Alle 12.15, nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, il format Pro e contro affronterà una domanda che riguarda direttamente la vita economica di cittadini, imprese e istituzioni: Possiamo fidarci della finanza?. A confrontarsi saranno Innocenzo Cipolletta e Alessandro Volpi (in collegamento), coordinati dalla giornalista Eva Giovannini. Il mondo della finanza può apparire distante dalla quotidianità, ma incide concretamente sul lavoro, sul risparmio, sulle imprese e sulle scelte economiche delle famiglie. Comprenderne i meccanismi significa anche interrogarsi sulle condizioni che rendono possibile la fiducia in un sistema complesso, sulle responsabilità dei suoi attori e sulla capacità dei cittadini di orientarsi tra opportunità e rischi. L’incontro è realizzato con il supporto di Unica Reti.
Nel pomeriggio, alle 15.00, ancora nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, la sociologa Chiara Saraceno, intervistata da Paola Pica, giornalista del Corriere della Sera, affronterà il tema Le nuove famiglie. La famiglia è una delle istituzioni che più profondamente sono cambiate negli ultimi decenni: sono mutate le forme della convivenza, i rapporti tra generazioni, i percorsi di vita, il modo di diventare genitori e il rapporto tra lavoro e cura. Accanto alla famiglia tradizionale convivono oggi nuclei monoparentali, famiglie ricostituite, coppie non sposate, famiglie con genitori dello stesso sesso e forme di vita familiare sempre più diversificate. Raccontare queste trasformazioni non significa soltanto registrare un cambiamento nei modelli sociali, ma interrogarsi su diritti, responsabilità, welfare, genitorialità e disuguaglianze. Significa soprattutto superare la contrapposizione fra “famiglia tradizionale” e “nuova famiglia” per osservare come cambiano concretamente i bisogni delle persone e chiedersi se le istituzioni siano riuscite a seguire la velocità con cui la società si è trasformata.
Alle 16.00, al Teatro Bonci, il dialogo tra Giuseppe Antonelli e Nicola H. Cosentino, coordinato da Eva Giovannini, sarà dedicato a Fidarci delle parole, fidarci della letteratura. Fidarsi di un libro significa affidarsi per qualche ora allo sguardo di qualcun altro, entrare in una storia, assumere una prospettiva che non è la nostra. Ma significa anche scoprire che le parole possono ingannare, persuadere, emozionare e aprire possibilità. La letteratura ricorda così che la fiducia nelle parole non è mai cieca: è un rapporto che si costruisce attraverso il linguaggio, l’esperienza e l’interpretazione.
Alle 16.30, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, Dario Guarascio affronterà il tema delle Big Tech. Dietro questa espressione, ormai entrata nel vocabolario quotidiano, si concentra una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo. Le grandi piattaforme tecnologiche non offrono soltanto servizi: organizzano una parte crescente delle nostre comunicazioni, del nostro lavoro, dei nostri consumi e dell’accesso alle informazioni. La questione dell’autorità diventa allora inevitabile: quanto potere attribuiamo alle parole delle grandi aziende tecnologiche? E quanto siamo disposti a fidarci degli algoritmi e dei sistemi che selezionano ciò che vediamo, ciò che leggiamo e, in parte, ciò che riteniamo importante? Parlare di Big Tech significa confrontarsi con una nuova forma di autorità, spesso esercitata attraverso infrastrutture, piattaforme, dati e sistemi tecnologici che sfuggono al controllo diretto dei cittadini. L’incontro sarà introdotto dallo scrittore Matteo Cavezzali.
Alle 17.00, nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, l’antropologo Francesco Remotti, introdotto da Chiara Tadini, giornalista di Ravenna Today, proporrà Rituali di ribellione. Autorità e sfiducia nel potere nell’Africa precoloniale. La ribellione, la contestazione e la sfiducia nel potere non sono necessariamente soltanto forme di disordine: possono diventare rituali attraverso cui una comunità mette alla prova l’autorità e ridefinisce il proprio equilibrio. Una riflessione che, pur partendo da un contesto storico e antropologico diverso dal nostro, tocca una domanda molto attuale: quando riconosciamo un’autorità e quando, invece, sentiamo il bisogno di metterla in discussione?
Alle 17.30, nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, il futuro sarà osservato attraverso uno dei luoghi nei quali si costruisce giorno per giorno: la scuola. Raffaella Baldacci, insegnante e Presidente CNIS, Franco Lorenzoni, insegnante e scrittore, e Luca Ronconi, maestro di scuola primaria, affronteranno il tema La scuola che vogliamo, in un confronto introdotto da Elena Baredi e coordinato da Giuseppe Laterza. Quale scuola serve a una società che sta cambiando così rapidamente? In un mondo nel quale l’intelligenza artificiale modifica il modo di apprendere e di produrre conoscenza, mentre cambiano le relazioni tra generazioni e le aspettative nei confronti dell’istruzione, guardare alla scuola significa interrogarsi sulla sua capacità di insegnare non soltanto a trasmettere conoscenze, ma anche a orientarsi nell’incertezza, a formulare domande, a collaborare e a comprendere la complessità.
Alle 18.00, al Teatro Bonci, la sociolinguista Vera Gheno dialogherà con Paola Pica, giornalista del Corriere della Sera, sul tema Patriarcato. Il confronto partirà dalle parole per arrivare alla struttura della società. In un momento in cui il dibattito sulla parità tra uomini e donne, sulla violenza di genere, sui ruoli sociali e sull’evoluzione del linguaggio occupa quotidianamente lo spazio pubblico, parlare di patriarcato significa interrogarsi non soltanto sulle parole che usiamo, ma sui modelli culturali che quelle parole possono rendere visibili, consolidare o mettere in discussione.
Alle 19.00 sono previsti due appuntamenti in contemporanea. Nell’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, la giornalista Silvia Bencivellisi confronterà con la parola Scienza. Poche parole hanno un’autorità paragonabile a questa. Quando diciamo che qualcosa è “scientificamente provato”, attribuiamo a quell’affermazione un peso particolare. Ma che cosa significa davvero fidarsi della scienza? La domanda è diventata particolarmente evidente negli ultimi anni, quando pandemia, vaccini, cambiamento climatico e intelligenza artificiale hanno portato la conoscenza scientifica al centro del dibattito pubblico. Anche in questo caso, riconoscere l’autorevolezza della ricerca significa comprenderne metodi, risultati e limiti. L’incontro sarà introdotto da Matteo Cavezzali.
Sempre alle 19.00, nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, Franco Gabrielli si confronterà con Carlo Bonini, giornalista de la Repubblica, e Ludovico Luongo, direttore di Teleromagna, sul tema Fiducia e sicurezza. Due parole che sembrano appartenere a piani diversi, ma che sono profondamente intrecciate. La sicurezza non riguarda soltanto la prevenzione dei reati o la gestione delle emergenze: riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni, la percezione del rischio, la capacità dello Stato di proteggere e, soprattutto, la fiducia che le persone ripongono in chi è chiamato a garantire quella protezione. Prefetto e già capo della Polizia e capo del Dipartimento della Protezione civile, Gabrielli ha attraversato alcune delle fasi più delicate della vita pubblica italiana, occupandosi di emergenze, sicurezza e gestione di situazioni di crisi. Il confronto partirà dunque dall’esperienza concreta per arrivare a una questione più ampia: come si costruisce la fiducia nelle istituzioni in una società attraversata da paure, emergenze e informazioni che circolano a una velocità senza precedenti?
La giornata si concluderà alle 21.00, al Teatro Bonci, con la lecture di Michela Marzano, Perché non possiamo non fidarci degli altri, introdotta da Serena Dellamore, giornalista del Corriere Romagna. Il punto di partenza è una parola semplice e al tempo stesso decisiva: fiducia. Fidarsi significa esporsi alla possibilità di essere delusi, traditi o feriti, ma senza una qualche forma di fiducia diventa difficile costruire una relazione, una famiglia, un’amicizia, una comunità. La riflessione di Marzano mette così in discussione una delle idee più diffuse del nostro tempo: quella secondo cui dovremmo essere completamente autosufficienti e non avere bisogno degli altri. Al contrario, l’autonomia non coincide necessariamente con l’isolamento: possiamo essere liberi senza rinunciare alla possibilità di affidarci, di chiedere aiuto e di riconoscere la nostra vulnerabilità. L’incontro è realizzato con il supporto di Crédit Agricole.
Tutti gli appuntamenti si svolgeranno tra il Teatro ‘A. Bonci’, la Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto e l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
Tutte le info sul programma, aggiornate in tempo reale, su www.agorafestival.it e i canali social Facebook, Youtube e Instagram degli Editori Laterza e del Comune di Cesena.
Agorà Festival è ideato, progettato e organizzato dagli Editori Laterza e promosso dal Comune di Cesena e da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.
La Rappresentanza in Italia della Commissione europea e la Regione Emilia-Romagna sono partner istituzionali dell’evento. Ha conferito il suo patrocinio l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Campus di Cesena. La manifestazione è resa possibile anche dalla compartecipazione della
Importantissimo il contributo di numerosi sostenitori, a partire dai main sponsor Conad, Crédit Agricole, Gruppo Hera, gli sponsor Romagna Acque, Romagna Iniziative e Unica Reti S.p.A., e i supporterCantiere del Pardo, Elfi S.p.A., Formula Ambiente, Manna S.p.A. Si ringrazia, infine, Cooperativa Agricola Cesenate Società Cooperativa Agricola, Jingold S.p.A., Legacoop Romagna.
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