Agorà Festival 2026

Dal 6 all'8 novembre 2026 a Cesena ritorna la grande piazza delle idee

Dal:
06 Novembre 2026
Al:
08 Novembre 2026

Cos'è

Da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Cesena andrà in scena l’edizione 2026 del Festival Agorà nel corso della quale saranno esplorate molte dimensioni e relazioni dell’autorità e della fiducia (temi che caratterizzeranno questa nuova edizione) nel mondo contemporaneo. Con l’aiuto di esperti delle più diverse discipline - come nella prima edizione dedicata alla fragilità - ci occuperemo di famiglia e di scuola, di economia e di politica, di cultura e di scienza passando dalla vita quotidiana delle persone alla vita collettiva e pubblica.

Anche quest’anno il programma prevede ben 10 format differenti che aiuteranno il pubblico a seguire in maniera più agevole la declinazione del tema del festival. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno tra il Teatro ‘A. Bonci’, la Sala Sozzi del palazzo del Ridotto e l’Aula Magna della Biblioteca Malatestiana. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Tutte le info sul programma, aggiornate in tempo reale, su www.agorafestival.it e i canali social Facebook, Youtube e Instagram degli Editori Laterza e del Comune di Cesena.

Agorà Festival è ideato, progettato e organizzato dagli Editori Laterza e promosso dal Comune di Cesena e da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale.

La Rappresentanza in Italia della Commissione europea e la Regione Emilia-Romagna sono partner istituzionali dell’evento. Ha conferito il suo patrocinio l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Campus di Cesena. La manifestazione è resa possibile anche dalla compartecipazione della Camera di Commercio della Romagna, di Confindustria Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena.

Importantissimo il contributo di numerosi sostenitori, a partire dai main sponsor Conad, Crédit Agricole, Gruppo Hera, gli sponsor Romagna Acque, Romagna Iniziative e Unica Reti S.p.A., e i supporter Cantiere del Pardo, Elfi S.p.A., Formula Ambiente, Manna S.p.A.  Si ringrazia, infine, Cooperativa Agricola Cesenate Società Cooperativa Agricola, Jingold S.p.A., Legacoop Romagna.

Media partner: Rai Radio3 e Rai Testata Giornalistica Regionale.

 

APPUNTAMENTI E FORMAT

INAUGURAZIONE

Venerdì 6 novembre, ore 15.30, Teatro Bonci saluti istituzionali di Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Gessica Allegni, Assessora alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Enzo Lattuca, Sindaco di Cesena, Camillo Acerbi, Assessore alla Cultura del Comune di Cesena, Giuseppe Laterza, editore. Conduce la giornalista Elisabetta Zandoli. Saranno presenti i rappresentanti dei main sponsor.

 


LA FORZA DELLE IDEE Dalla filosofia alla psicologia, dalla sociologia alla pedagogia sono molte le discipline che possono aiutarci a leggere un presente sempre più complesso, nel quale cambiano rapidamente il modo di stare insieme, di comunicare, di costruire relazioni e persino di definire noi stessi.

Ad aprire questo percorso sarà lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi,  protagonista dell’incontro Non fidarsi è meglio?, in programma venerdì 6 novembre, al termine dell’inaugurazione al Teatro Bonci. In una società segnata dalla moltiplicazione delle informazioni, dalla difficoltà di distinguere ciò che è attendibile da ciò che non lo è e da una crescente esposizione pubblica delle nostre vite, la domanda su chi e che cosa possano meritare la nostra fiducia assume un significato particolarmente attuale. Introduce Giuseppe Laterza. L'incontro è realizzato con il supporto di Gruppo Hera. Sabato 7 novembre, alle ore 18.00, al Teatro Bonci, sarà la volta della sociolinguista Vera Gheno, che dialogherà con Paola Pica, giornalista del Corriere della Sera, sul tema Patriarcato. Un confronto che partirà dalle parole per arrivare alla struttura della società. In un momento in cui il dibattito sulla parità tra uomini e donne, sulla violenza di genere, sui ruoli sociali e sull'evoluzione del linguaggio occupa quotidianamente lo spazio pubblico, parlare di patriarcato significa dunque interrogarsi non soltanto sulle parole che usiamo, ma sui modelli culturali che quelle parole possono rendere visibili, consolidare o mettere in discussione. Sempre sabato 7 novembre alle ore 21.00, al Teatro Bonci, si terrà la lecture di Michela Marzano, Perché non possiamo non fidarci degli altri, introdotta da Serena Dell’Amore, giornalista del Corriere Romagna. Anche in questo caso il punto di partenza è una parola semplice e al tempo stesso decisiva: fiducia. Fidarsi significa esporsi alla possibilità di essere delusi, traditi o feriti, ma senza una qualche forma di fiducia diventa difficile costruire una relazione, una famiglia, un'amicizia, una comunità. La riflessione di Marzano mette così in discussione una delle idee più diffuse del nostro tempo: quella secondo cui dovremmo essere completamente autosufficienti e non avere bisogno degli altri. Al contrario, l'autonomia non coincide necessariamente con l'isolamento: possiamo essere liberi senza rinunciare alla possibilità di affidarci, di chiedere aiuto e di riconoscere la nostra vulnerabilità.

 


 

NELLA STORIA La storia non è soltanto ciò che è accaduto. È anche ciò che continua a vivere nelle nostre idee, nelle istituzioni, nei comportamenti, nelle parole con cui definiamo noi stessi e gli altri. Nella storia propone un viaggio attraverso epoche e vicende diverse per ritrovare, nel passato, le radici di alcune delle questioni che ancora oggi attraversano la nostra società.

Si parte con lo storico Carlo Greppi introdotto da Gian Paolo Castagnoli, giornalista del Corriere Romagna, venerdì 6 novembre alle ore 17.00 alla Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto e la lecture Fidarsi del nemico. La Resistenza internazionale nell'Europa dei fascismi. Al centro della sua riflessione una delle esperienze più sorprendenti e meno scontate della Resistenza: quella di uomini e donne provenienti da Paesi diversi, spesso costretti dall'esilio e dalla persecuzione a incontrarsi e a combattere insieme contro i fascismi. Una storia che parla di solidarietà oltre i confini e della possibilità di costruire legami anche quando il mondo sembra andare nella direzione opposta. Una prospettiva particolarmente significativa in un'Europa nuovamente attraversata da guerre, nazionalismi e tensioni tra Stati. Sabato 7 novembre alle ore 10.30, nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, sarà la volta di Massimo Montanari, introdotto da Maria Elena Forti, giornalista del Corriere Cesenate, con Autorità e autenticità. Come promuoviamo ciò che mangiamo. Storico dell'alimentazione e tra i maggiori studiosi internazionali del rapporto tra cibo, cultura e società, Montanari ci mostrerà come anche ciò che portiamo in tavola sia il risultato di una lunga storia fatta di scambi, contaminazioni, tradizioni e costruzioni identitarie. Dietro parole come “tradizione”, “autenticità” e “tipicità” si nascondono dunque domande tutt'altro che marginali: chi decide che cosa è autentico? Chi ha l'autorità per stabilirlo? E quanto delle nostre tradizioni è davvero immutabile? L'iniziativa è realizzata con il supporto di Conad. Sabato 7 novembre alle ore 12.00, al Teatro Bonci, sarà Luciano Canfora ad affrontare La politica come professione, introdotto da Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate.  Storico dell'antichità e studioso delle forme del potere e della democrazia, Canfora partirà dalla storia per porre una questione che continua a essere centrale: che cosa significhi fare politica e quale rapporto esiste tra chi esercita il potere e la comunità che quel potere dovrebbe rappresentare. Guardare alla politica come a una “professione” significa anche confrontarsi con il problema della competenza, della responsabilità e della rappresentanza. Temi tutt'altro che consegnati al passato, in una fase in cui la fiducia nelle istituzioni e nei loro rappresentanti è sottoposta a continue prove. Domenica 8 novembre alle ore 12.00 al Teatro Bonci, a occupare il palco sarà Alberto Mario Banti con La nascita della nazione, introdotto da Fabio Campanella, direttore di Today Romagna. Un viaggio alle origini di una delle idee politiche più potenti dell'età moderna. La nazione non è infatti soltanto un territorio o un insieme di istituzioni, ma una costruzione storica e culturale fatta di simboli, racconti, memorie condivise e immagini attraverso le quali una collettività impara a riconoscersi. Ripercorrerne la nascita significa anche comprendere meglio il presente, nel quale l'idea di nazione è tornata a occupare un posto centrale nel dibattito politico europeo e internazionale. Che cosa significa oggi appartenere a una nazione? Come si concilia l'identità nazionale con società sempre più plurali e con un mondo nel quale persone, capitali, idee e culture attraversano continuamente i confini? Sempre domenica 8 novembre alle ore 16.00 al Teatro Bonci, ascolteremo Maurizio Viroli in un incontro intitolato Il potere dei profeti da Savonarola a Pasolini, con letture di Denio Derni e l'introduzione di Simone Arminio, giornalista del Quotidiano Nazionale. Attraverso figure lontane nel tempo ma accomunate dalla capacità di parlare alla coscienza collettiva, Viroli affronterà il rapporto tra parola, autorità morale e potere. Da Savonarola, che nella Firenze del Quattrocento si propose come voce di una radicale rigenerazione morale, fino a Pasolini, intellettuale capace di assumere una posizione spesso scomoda e controcorrente. Una riflessione che arriva direttamente al presente: in un'epoca dominata dalla moltiplicazione delle voci e dalla velocità della comunicazione, chi sono oggi le figure alle quali riconosciamo autorevolezza? E che cosa accade quando una voce pubblica sceglie di non adeguarsi al consenso dominante?

 


 

ALL’ORIZZONTE Cambiamenti climatici, conflitti, trasformazioni tecnologiche, nuovi modelli sociali. Che cosa dobbiamo attenderci da un futuro che, in molti casi, è già cominciato? La sezione All’orizzonte prova a guardare oltre il presente più immediato, mettendo a confronto esperienze e competenze diverse per capire quali trasformazioni stanno ridisegnando il mondo in cui viviamo.

Ad aprire questo percorso sarà Stefano Mancuso, venerdì 6 novembre alle ore 18.00 al Teatro Bonci, con Comunità naturali, introdotto da Giuseppe Laterza. Direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze, Mancuso ha costruito gran parte della sua ricerca attorno a una domanda che oggi assume un significato sempre più concreto: che cosa possiamo imparare dalle piante per ripensare il nostro rapporto con l'ambiente e il modo in cui organizziamo le nostre società? Le piante, nella prospettiva di Mancuso, non sono organismi passivi, ma sistemi complessi capaci di comunicare, reagire all'ambiente e cooperare. È una prospettiva che porta a mettere in discussione modelli fondati esclusivamente sulla competizione e sulla centralizzazione e a considerare invece il valore delle reti, delle relazioni e dell'interdipendenza. Un tema che si intreccia direttamente con una delle grandi sfide del nostro tempo: la crisi climatica, che ci obbliga a ripensare il rapporto fra sviluppo, risorse naturali e responsabilità collettiva. L'incontro è realizzato con il supporto di Crédit Agricole. Sabato 7 novembre alle ore 17.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, il futuro sarà osservato attraverso uno dei luoghi nei quali quel futuro si costruisce giorno per giorno: la scuola. Franco Lorenzoni, insegnante e scrittore, insieme ad alcuni docenti delle scuole di Cesena, affronterà il tema La scuola che vogliamo, in un confronto coordinato da Giuseppe Laterza. Quale scuola serve a una società che sta cambiando così rapidamente? È una domanda che riguarda tutti. In un mondo nel quale l'intelligenza artificiale modifica il modo di apprendere e di produrre conoscenza, mentre cambiano le relazioni tra generazioni e le aspettative nei confronti dell'istruzione, guardare alla scuola significa guardare direttamente all'orizzonte: significa chiedersi se debba limitarsi a trasmettere conoscenze o se debba soprattutto insegnare a orientarsi nell'incertezza, a formulare domande, a collaborare, a comprendere la complessità. A chiudere la sezione sarà Chantal Meloni, professoressa di Diritto penale internazionale nell’Università Statale di Milano, domenica 8 novembre alle ore 16.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, con Che cosa ne sarà del diritto internazionale, introdotta da Elide Giordani, giornalista del Resto del Carlino. È una domanda che arriva al cuore del presente e tiene insieme il tema dell’autorità e quello della fiducia. Guerre, conflitti internazionali, crimini di guerra, nuove forme di combattimento e trasformazioni tecnologiche stanno mettendo alla prova gli strumenti giuridici costruiti nel corso del Novecento per limitare la violenza e tutelare le popolazioni. La questione è quanto mai urgente: di fronte alle guerre contemporanee, quali regole continuano a essere efficaci? Chi può farle rispettare? E che cosa accade quando gli strumenti della giustizia internazionale entrano in conflitto con gli interessi degli Stati? Tutti interrogativi che non riguardano soltanto giuristi e diplomatici, ma il futuro stesso dell'ordine internazionale.

 


 

LE INTERVISTE Ci sono domande che riguardano tutti e alle quali non è possibile rispondere con formule semplici. Che cosa significa oggi essere una famiglia? Di chi possiamo fidarci? E quanto siamo disposti a rinunciare a una parte della nostra libertà in nome della sicurezza? La sezione Le interviste sceglie una formula essenziale e insieme particolarmente efficace: domande dirette, risposte, confronto.

Il primo appuntamento sarà sabato 7 novembre alle ore 15.00, in Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, con la sociologa Chiara Saraceno, intervistata da Paola Pica, sul tema Le nuove famiglie. La famiglia è una delle istituzioni che più profondamente sono cambiate negli ultimi decenni. Sono cambiate le forme della convivenza, i rapporti tra generazioni, i percorsi di vita, il modo di diventare genitori e il rapporto tra lavoro e cura. Accanto alla famiglia tradizionale convivono oggi nuclei monoparentali, famiglie ricostituite, coppie non sposate, famiglie con genitori dello stesso sesso e forme di vita familiare sempre più diversificate. Ma raccontare le “nuove famiglie” non significa soltanto registrare un cambiamento nei modelli sociali. Significa interrogarsi su diritti, responsabilità, welfare, genitorialità e disuguaglianze e soprattutto andare oltre la contrapposizione fra “famiglia tradizionale” e “nuova famiglia” per osservare come cambiano concretamente i bisogni delle persone e quali risposte una società può offrire chiedendosi se le istituzioni, che spesso rappresentano l’autorità pubblica siano riuscite a seguire la velocità con cui la società è cambiata. La sera, sabato 7 novembre alle ore 19.00, sempre in Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, sarà Franco Gabrielli a confrontarsi con Carlo Bonini, giornalista de la Repubblica, e Ludovico Luongo, direttore di Teleromagna, sul tema Fiducia e sicurezza. Due parole che sembrano appartenere a piani diversi, ma che sono profondamente intrecciate. La sicurezza non riguarda infatti soltanto la prevenzione dei reati o la gestione delle emergenze: riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni, la percezione del rischio, la capacità dello Stato di proteggere e, soprattutto, la fiducia che le persone ripongono in chi è chiamato a garantire quella protezione, l’autorità appunto. Gabrielli, prefetto e già capo della Polizia e capo del Dipartimento della Protezione civile, ha attraversato alcune delle fasi più delicate della vita pubblica italiana, occupandosi di emergenze, sicurezza e gestione di situazioni di crisi. Il confronto partirà dunque dall'esperienza concreta per arrivare a una questione più ampia: come si costruisce la fiducia nelle istituzioni in una società attraversata da paure, emergenze e informazioni che circolano a una velocità senza precedenti?

 


 

PAROLE PERICOLOSE Di quali parole ci fidiamo? E perché alcune parole acquistano più autorità di altre? Nel nostro modo di comprendere la realtà, le parole non sono semplici etichette: orientano il pensiero, costruiscono significati, definiscono ciò che consideriamo vero, giusto, desiderabile. Possono diventare strumenti di conoscenza, ma anche di semplificazione, di persuasione e di potere. La sezione Parole pericolose nasce da una domanda che riguarda profondamente il nostro presente: che cosa rende una parola autorevole e che cosa ci porta a crederle?

Ad aprire il percorso sarà Chiara Mio, venerdì 6 novembre alle ore 17.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, con Responsabilità sociale. È una formula ormai entrata stabilmente nel linguaggio delle imprese e delle istituzioni, una parola alla quale attribuiamo un valore positivo quasi immediato. Ma proprio per questo è importante chiedersi dove passa allora il confine tra la concreta responsabilità e la sua semplice narrazione comunicativa? E chi ha l'autorità per stabilire se un'impresa, un'istituzione o un'organizzazione sta realmente mantenendo ciò che promette? Il tema tocca direttamente una delle questioni centrali del nostro tempo: la fiducia nasce dalle parole, ma si costruisce attraverso i comportamenti che quelle parole sono in grado di sostenere. L’incontro è realizzato con il supporto di Romagna Acque.  Sabato 7 novembre alle ore 16.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, Dario Guarascio affronterà il tema delle Big Tech. Anche questa espressione è ormai parte del nostro vocabolario quotidiano, ma dietro una formula apparentemente neutra si concentra una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo. Le grandi piattaforme tecnologiche non offrono soltanto servizi: organizzano una parte crescente delle nostre comunicazioni, del nostro lavoro, dei nostri consumi e dell'accesso alle informazioni. La questione dell'autorità diventa allora inevitabile: quanto potere attribuiamo alle parole delle grandi aziende tecnologiche? E quanto siamo disposti a fidarci degli algoritmi e dei sistemi che selezionano ciò che vediamo, ciò che leggiamo e, in parte, ciò che riteniamo importante? Parlare di Big Tech significa quindi parlare anche di una nuova forma di autorità, ambigua, spesso esercitata non attraverso procedure esplicite e condivise, ma attraverso infrastrutture, piattaforme, dati e sistemi tecnologici fuori dal nostro controllo. Alle 19.00, sempre sabato 7 novembre e in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, sarà Silvia Bencivelli a confrontarsi con la parola Scienza. Poche parole hanno un'autorità paragonabile a questa. Quando diciamo che qualcosa è “scientificamente provato”, attribuiamo a quell'affermazione un peso particolare. Ma che cosa significa davvero fidarsi della scienza? La domanda è diventata particolarmente evidente negli ultimi anni, quando pandemia, vaccini, cambiamento climatico e intelligenza artificiale hanno portato la conoscenza scientifica al centro del dibattito pubblico. A chiudere la sezione sarà Nadia Urbinati, domenica 8 novembre alle ore 18.00, al Teatro Bonci, con Libertà. Forse nessun'altra parola possiede un'autorità tanto grande e, allo stesso tempo, è stata utilizzata in significati tanto diversi. La invochiamo per difendere le nostre scelte, i nostri diritti, le nostre convinzioni. Ma proprio perché la consideriamo un valore quasi indiscutibile, rischiamo di dimenticare che la libertà non significa necessariamente la stessa cosa per tutti. La riflessione sulla libertà porta così al cuore del rapporto tra parole e autorità. Perché una parola può essere potente non soltanto quando ordina o persuade, ma anche quando diventa così condivisa da sembrare incontestabile.

Tutti gli incontri saranno introdotti dallo scrittore Matteo Cavezzali.

 


 

COSE DELL’ALTRO MONDO In un tempo in cui le distanze si sono accorciate ma le immagini che abbiamo degli altri Paesi continuano spesso ad arrivare attraverso filtri, semplificazioni e racconti di seconda mano, conoscere il mondo significa anche interrogarsi sull’autorità di chi lo racconta. Cose dell’altro mondo parte da qui. Non è soltanto un viaggio geografico, ma un esercizio di fiducia e di decentramento: uscire dai confini familiari per incontrare società, culture e sistemi politici diversi dai nostri, mettendo alla prova le categorie con cui siamo abituati a interpretarli.

Il percorso comincia dall’Africa precoloniale, sabato 7 novembre alle 17.00 nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto con l’antropologo Francesco Remotti, introdotto da Chiara Tadini, giornalista di Ravenna Today,  che parlerà di Rituali di ribellione. Autorità e sfiducia nel potere nell’Africa precoloniale. La ribellione, la contestazione e la sfiducia nel potere non sono necessariamente soltanto forme di disordine: possono diventare rituali attraverso cui una comunità mette alla prova l’autorità e ridefinisce il proprio equilibrio. Una riflessione che, pur partendo da un contesto storico e antropologico diverso dal nostro, tocca una domanda molto attuale: quando riconosciamo un’autorità e quando, invece, sentiamo il bisogno di metterla in discussione? Dall’Africa alla Cina, domenica 8 novembre alle 12.15, ci troveremo sempre nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, insieme a Giada Messetti e La Cina è un’aragosta, introdotta dalla giornalista Giorgia Canali. La Cina è ormai una presenza decisiva negli equilibri economici, tecnologici e geopolitici del pianeta, ma continua a essere interpretata attraverso categorie spesso costruite altrove. Avvicinarsi alla Cina significa allora anche interrogare l’autorità dei nostri stessi racconti: chi ci ha insegnato a guardarla in un certo modo e cosa accade quando proviamo a cambiare punto di osservazione? Con America. Storie da un Paese in bilico, domenica 8 novembre alle ore 15.00, sempre nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, Massimo Gaggi, Tamara Jadrejcic e Mario Del Pero, in collegamento, coordinati da Giuseppe Laterza, posano lo sguardo sugli Stati Uniti. Un Paese la cui autorità culturale, economica e politica ha segnato profondamente l’immaginario dell’Occidente, ma che oggi appare attraversato da trasformazioni e tensioni profonde. Raccontare l’America significa allora anche interrogarsi sulle fonti della sua autorevolezza e sulla fiducia nelle sue istituzioni, nei suoi media, nelle sue élite e nelle sue promesse. Infine sempre domenica 8 alle 17.00 nella Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto sotto la lente finirà l’Iran, con L’Iran visto da vicino di Paola Rivetti, introdotta da Edoardo Vigna, giornalista del Corriere della Sera. Forse nessun altro Paese rende così evidente la distanza tra ciò che accade e il modo in cui viene raccontato. L’Iran arriva spesso nelle nostre case attraverso le immagini della cronaca internazionale, della politica e dei conflitti, ma dietro queste rappresentazioni esiste una società complessa, con una storia, una cultura e una pluralità di voci che difficilmente possono essere ricondotte a un’unica narrazione.

 


 

DIALOGHI La fiducia nasce anche dall’ascolto. Non significa necessariamente essere d’accordo, ma accettare che un punto di vista diverso possa aiutarci a vedere meglio il nostro. Dialoghi porta sul palco due voci alla volta, perché il pensiero non si sviluppa mai davvero in solitudine. A volte le posizioni possono essere diverse, altre volte complementari; ciò che conta è creare lo spazio perché possano incontrarsi, confrontarsi e persino contraddirsi.

Il primo dialogo, venerdì 6 novembre alle 19.30, in Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, affronta direttamente la domanda Di chi si fidano gli italiani? A confrontarsi saranno Nando Pagnoncelli ed Enzo Lattuca, coordinati da Eva Giovannini, giornalista della Rai. La fiducia è una delle risorse fondamentali di ogni società, ma anche una delle più fragili: riguarda le istituzioni, la politica, gli esperti, i media, le persone che ci rappresentano e quelle con cui condividiamo la vita quotidiana. Capire di chi ci fidiamo significa quindi capire anche quali autorità riconosciamo e perché.  Sabato 7 novembre alle 16.00, al Teatro Bonci, il dialogo si sposta sulle parole e sulle storie, con Giuseppe Antonelli e Nicola H. Cosentino, coordinati sempre da Eva Giovannini, protagonisti di Fidarci delle parole, fidarci della letteratura. Fidarsi di un libro significa affidarsi per qualche ora allo sguardo di qualcun altro, entrare in una storia, assumere una prospettiva che non è la nostra. Ma significa anche scoprire che le parole possono ingannare, persuadere, emozionare, aprire possibilità. La letteratura ci ricorda così che la fiducia nelle parole non è mai cieca: è un rapporto che si costruisce attraverso il linguaggio, l’esperienza e l’interpretazione.

Domenica 8 novembre alle 10.30, ancora alla Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, Silvia Bencivelli e Marcello Ceccaroni, coordinati da Edoardo Vigna, si confronteranno su Fidarci del corpo, fidarci della medicina. Qui la fiducia entra nella dimensione più concreta e personale: quella del nostro corpo e delle decisioni che riguardano la salute. Ci affidiamo a medici, ricercatori, strutture sanitarie e conoscenze scientifiche proprio nei momenti in cui siamo più vulnerabili. Ma fidarsi non significa rinunciare alle domande. Significa capire su quali prove si fonda un'affermazione, distinguere l’esperienza personale dall’evidenza, riconoscere l’autorevolezza senza trasformarla in una delega assoluta. Anche il rapporto con la medicina, dunque, diventa un laboratorio per capire come si costruisce una fiducia consapevole.

 


 

CONFRONTI Come si costruisce un sapere di cui possiamo fidarci? E come facciamo a distinguere un risultato della ricerca da un’opinione, una promessa o una previsione? Confronti porta al centro del festival il mondo della ricerca e mette, per l’appunto, a confronto studiosi ed esperti su temi che hanno un impatto sempre più diretto sulla nostra vita quotidiana.

Il primo appuntamento, sabato 7 novembre alle 10.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, sarà dedicato a L’intelligenza artificiale cambierà il mondo: rischi, opportunità e nuove sfide tecnologiche e sociali, con interventi di Catia Prandi, Elvis Mazzoni, Marco Chiani. Un tema che ormai non appartiene più soltanto ai laboratori o alle aziende tecnologiche: l’intelligenza artificiale sta entrando nella scuola, nel lavoro, nella sanità, nell’informazione e nelle nostre relazioni quotidiane. La ricerca può aiutarci a comprendere che cosa queste tecnologie sono realmente in grado di fare, quali sono i loro limiti e quali trasformazioni possono produrre. Ma può anche aiutarci a porre le domande che contano: di quali sistemi ci fidiamo, sulla base di quali evidenze e chi ha la responsabilità delle decisioni affidate alle macchine? L’incontro è a cura dei dipartimenti DEI (Dipartimento di Ingegneria dell'Energia Elettrica e dell'Informazione “Guglielmo Marconi”), DISI (Dipartimento di Informatica - Scienza e Ingegneria), PSI (Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari”) - Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, Campus di Cesena. Il secondo appuntamento, domenica 8 novembre alle 10.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, affronta una questione altrettanto concreta: Sicurezza alimentare: cosa ci insegna la ricerca e quali sfide ci attendono. Anche ciò che portiamo ogni giorno sulle nostre tavole è il risultato di una complessa rete di conoscenze scientifiche, controlli, tecnologie e competenze. La sicurezza degli alimenti riguarda la salute, l’ambiente, i sistemi produttivi e le scelte dei consumatori, e richiede quindi di tenere insieme prospettive diverse. Affidarsi alla ricerca significa poter comprendere i rischi sulla base di dati e conoscenze verificabili, ma anche riconoscere le nuove sfide che stanno emergendo e che richiedono ricerca, innovazione e responsabilità. Intervengono Francesca Patrignani, Fabio Chinnici e Andrea Serraino. L’incontro è a cura dei Dipartimenti di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (DISTAL) e di Scienze Mediche Veterinarie (DIMEVET), Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Campus di Cesena.

Entrambi gli incontri saranno coordinati dalla giornalista Letizia Palmisano.

 


 

PRO E CONTRO Ci sono questioni sulle quali è difficile avere risposte semplici. Questioni che dividono, che mettono in discussione convinzioni consolidate e sulle quali il confine tra opportunità e rischio può cambiare rapidamente. Pro e contro nasce per affrontare proprio queste domande, mettendo in dialogo punti di vista diversi e lasciando emergere argomenti, dubbi e contraddizioni.

Il primo appuntamento, sabato 7 novembre alle 12.15, alla Sala Sozzi del Palazzo del Ridotto, analizza uno dei sistemi che più direttamente condizionano le nostre vite: Possiamo fidarci della finanza? Innocenzo Cipolletta e Alessandro Volpi, coordinati da Eva Giovannini, si confronteranno su un mondo che spesso appare lontano dalla vita quotidiana, ma che incide concretamente sul lavoro, sul risparmio, sulle imprese e sulle scelte economiche di famiglie e istituzioni. L’incontro si svolge con il supporto di Unica Reti. La seconda domanda arriva domenica 8 novembre alle 17.30, in Aula Magna della Biblioteca Malatestiana, e riguarda una tecnologia che sta rapidamente trasformando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e produciamo conoscenza: Possiamo fidarci dell’IA? A confrontarsi saranno Guido Saracco e Andrea Daniele Signorelli, coordinati da Paola Pica. Anche in questo caso, la fiducia non può essere soltanto entusiasmo né paura: richiede conoscenza. Di fronte a sistemi capaci di produrre testi, immagini, previsioni e decisioni, dobbiamo capire come funzionano, quali errori possono commettere, quali responsabilità restano umane e quali forme di controllo sono necessarie.  Incontro con il supporto della Camera di Commercio della Romagna.

 


 

IN SCENA Ci sono momenti in cui per cambiare punto di vista non servono dati, analisi o argomentazioni: basta una voce capace di portarci altrove. Il teatro chiede proprio questo tipo di fiducia: per la durata di uno spettacolo ci affidiamo a chi è sul palco, accettiamo di seguirne il racconto, di lasciarci sorprendere, divertire o mettere in discussione.

Venerdì 6 novembre alle 21.00, al Teatro Bonci, sarà Arianna Porcelli Safonov con Picchiamoci! a prendere la parola. Un titolo provocatorio per uno spettacolo che utilizza l’ironia come strumento di osservazione e di critica del presente. Ridere, in questo caso, significa anche mettere a distanza ciò che diamo per scontato e riconoscere le contraddizioni della nostra quotidianità. Il pubblico è chiamato a fidarsi della voce dell’autrice e a seguirla in un percorso in cui il comico può diventare uno dei modi più diretti per far emergere ciò che normalmente preferiamo non vedere. Domenica 8 novembre alle 21.00, ancora al Teatro Bonci, sarà la volta di Roberto Mercadini con L’arte di essere nuovi, con il supporto di Romagna Iniziative. Una riflessione sulla possibilità di cambiare sguardo, di sottrarsi alle abitudini del pensiero e di tornare a considerare nuovo ciò che ci sembra già conosciuto. Perché essere “nuovi” non significa necessariamente inventare qualcosa che prima non esisteva: può voler dire imparare a guardare diversamente, recuperare la curiosità e accettare che una storia, un’idea o una realtà possano ancora sorprenderci.

A chi è rivolto

A tutte e a tutti

Date e orari

06
Nov

15:30 - Inizio evento

08
Nov

21:00 - Fine evento

Costi

Gratuito

Tipo di evento: Festival

Ultimo aggiornamento: 30/09/2026, 14:18

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