Descrizione
Far funzionare insieme i diversi pezzi, riconoscendo però che non tutto può essere realizzato ovunque. Cesena si prepara a ripensare il trasporto pubblico locale inserendolo in una riflessione più ampia sulla mobilità cittadina. Lo ha spiegato nel corso di questi giorni l’Assessore alla Mobilità Christian Castorri sviluppando i punti principali che caratterizzano lo studio sul Trasporto pubblico locale di Cesena che l’Amministrazione comunale presenterà ai cittadini e alle forze politiche negli incontri programmati nei 12 quartieri. Oggi, rispondendo alle diverse parti politiche intervenute sul tema, Castorri ribadisce che l’obiettivo “è superare un approccio basato su contrapposizioni – auto contro bicicletta, trasporto pubblico contro mobilità privata – e costruire invece un sistema nel quale i diversi strumenti possano integrarsi e rispondere alle caratteristiche dei quartieri, delle frazioni e dei flussi di spostamento”.
“Abbiamo la necessità – commenta – di andare oltre l’ideologia del ‘solo bicicletta’ o del ‘solo trasporto pubblico’, cercando di coniugare tutte le opportunità disponibili. Una pista ciclabile, ad esempio, può diventare il collegamento naturale con una fermata dell’autobus: chi vive a distanza può raggiungerla in bici e proseguire poi con il trasporto pubblico. Chi invece dispone di una fermata sotto casa potrà utilizzarla direttamente, mentre chi preferisce pedalare potrà scegliere di affrontare anche distanze più lunghe. Il principio è quindi quello della mobilità integrata, costruita sulle esigenze concrete delle persone e non sull’idea che tutta la città debba essere servita allo stesso modo. In questa prospettiva dobbiamo organizzare tutti i servizi della mobilità, dalle piste ciclabili al trasporto pubblico, fino al piano della sosta, affinché i cittadini possano raggiungere il centro in modo pratico e funzionale e, una volta arrivati, possano viverlo al meglio. Allo stesso tempo – prosegue l’Assessore – chi svolge attività all’interno del centro deve poter contare su un flusso di persone che lo raggiunga con facilità. È un lavoro che portiamo avanti confrontandoci con tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno un interesse rispetto alla revisione del modello di trasporto pubblico locale. La fase di confronto sarà ancora più intensa con gli incontri che organizzeremo sul territorio. Abbiamo già gli strumenti di pianificazione che ci indicano la rotta, a partire dal Piano urbano della mobilità sostenibile. Lo scorso novembre, in Commissione, ho cercato di tradurre una parte di questi indirizzi in azioni operative. Ora stiamo lavorando sui servizi, con l’obiettivo di coinvolgere cittadini e portatori di interesse e di costruire un sistema di mobilità più integrato e rispondente alle esigenze della città”.
Trasporto a chiamata per collegare le aree meno servite dal Tpl
“Uno dei nodi principali – prosegue l’Assessore – riguarda proprio le differenze tra centro, quartieri e frazioni. Non tutte le aree del territorio comunale possono contare sulla stessa dotazione infrastrutturale e sulla stessa frequenza di servizi. Allo stesso tempo anche le esigenze di ciascun territorio sono diverse. Da qui il lavoro che stiamo facendo riguarda l’analisi delle corse delle linee esistenti per cercare di capire in che modo il servizio a chiamata si può integrare e può andare in alcuni casi a migliorare il collegamento delle frazioni con i luoghi più importanti e strategici della città, penso all’ospedale, alle aree scolastiche, agli impianti sportivi oppure ai parchi pubblici.”.
Riordinare i flussi
“Non è detto che una determinata linea debba funzionare tutti i giorni nello stesso modo. Una partita allo stadio, un evento alla Rocca o una particolare manifestazione possono modificare temporaneamente gli spostamenti e generare una domanda aggiuntiva di trasporto. Lo stesso ragionamento può essere applicato ai collegamenti stagionali, come quelli verso la costa durante l’estate: i flussi cambiano e il sistema dovrebbe essere in grado di seguirli, concentrando le risorse quando servono e modificando l’offerta quando la domanda diminuisce. Il trasporto a chiamata potrebbe diventare proprio lo strumento attraverso il quale dare una risposta più flessibile a questi cambiamenti”.
Il ‘core business’: studenti, anziani e chi non ha la patente
“Accanto alla capacità di adattarsi ai flussi occasionali, il trasporto pubblico dovrà continuare a garantire la sua funzione fondamentale. Il primo bacino di utenza individuato è quello di chi non dispone di un’automobile o la patente. Ci sono soprattutto i ragazzi, che utilizzano il trasporto pubblico per raggiungere le scuole, e le persone più anziane, per le quali la possibilità di spostarsi autonomamente rappresenta un servizio essenziale. A questi utenti si aggiunge il fronte dei collegamenti con i luoghi di lavoro. Non necessariamente tutta la città dovrà essere servita nello stesso modo. L’idea è individuare le aree nelle quali si concentrano numerose aziende. Se, ad esempio, in una determinata zona sono presenti decine di imprese, il trasporto pubblico può essere organizzato con una logica differente rispetto a un territorio nel quale sono presenti soltanto poche attività. È questo il caso della Linea 41”.
Lo sharing: non tutto e non dappertutto
“Lo stesso approccio viene applicato alla mobilità condivisa. A Cesena il servizio di sharing di monopattini e biciclette a noleggio è stato interrotto perché la città non presentava flussi sufficienti per consentirne un funzionamento efficace. Questo, però, non significa che in futuro bici e monopattini condivisi non possano tornare. La prospettiva potrebbe essere quella di concentrarli nei punti in cui esiste una domanda effettiva, ad esempio nelle aree della stazione o dell’università, anziché distribuirli indistintamente in tutta la città. “La scelta – argomenta l’Assessore – sarebbe quella di evitare un servizio introdotto semplicemente perché ‘va di moda’, senza che esistano le condizioni per garantirne un utilizzo significativo”.
Pedonalizzazioni e Ztl
“Lo stesso criterio guiderà anche le decisioni sulla pedonalizzazione e sulla Ztl. In questo momento, l’idea non è quella di ampliare le zone pedonali, ma di far funzionale la pedonalizzazione laddove può effettivamente produrre un beneficio. La parte centrale del centro storico può diventare un’opportunità importante se pedonalizzata. Diverso sarebbe pensare di chiudere integralmente il centro storico, con conseguenze differenti sull’accessibilità e sulla mobilità”.
Ancora una volta, quindi, la linea indicata è quella di evitare soluzioni assolute e di valutare ogni intervento in relazione alle caratteristiche del territorio.